NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Armati fino ai denti, ma il vento sta cambiando

(g. ar.)- Spari sempre più frequenti per reagire a furti o a tentativi di furti. Il basso vicentino sembra la fascia di provincia dove si verificano più frequentemente questi fatti che testimoniano almeno una cosa certa: ci sono molte armi in casa e ci sono anche molti delinquenti che non vanno troppo per il sottile tentando di portare a termine i loro colpi anche in abitazioni non incustodite. La gente ha normalmente paura di queste invasioni e se dispone di un’arma qualunque la reazione diventa inevitabile, a volte con conseguenze gravi, altre volte no. Resta il meccanismo quasi scontato che scatta di fronte a certe suggestioni e alla pressione del timore di essere assaliti in casa. E fronte di tutto ciò c’è la permanente, sconcertante, quasi incredibile incertezza determinata dalla legge e dalle interpretazioni che ciascun giudice ne sintetizza e ricava. Anche su questo versante il caso può diventare grave o estremamente grave, ovvero limitarsi ad un sequestro nel caso di spari in aria. Gli ultimi episodi anche da questo punto di vista hanno appena pochi giorni, sono recentissimi. L’insicurezza della gente che si sente assalita fa il paio con quella che riguarda la normativa, sia nel trattamento giudiziario di chi spara pensando in buonafede di doversi difendere, sia nelle conseguenze per chi ha provocato il fatto, cioè i malintenzionati: il carcere è davvero l’ultima ipotesi per quel che li riguarda e questo non può essere un buon viatico perché lo Stato riscuota fiducia, se non popolarità.

Bisogna dire che nonostante questo genere di tensioni ben conosciute da tutti noi e scandite dalla cronaca che ne parla un giorno sì e uno no, l’esercito degli armati fino ai denti sembra seguire un percorso a calare ovviamente contrastante con le apparenze e anche con l’immaginabile. Verrebbe da pensare che la paura crescente possa agire da molla naturale per portare ad armarsi, mentre in realtà i numeri ci dicono che la tendenza è esattamente opposta. Sempre troppe le armi, sia chiaro, ma con qualche falla nella frequenza perfino impensabile dato il momento che viviamo. Sono i numeri a parlare. A partire dai cacciatori che sono circa 14mila in provincia e denunciano un calo di organico per mancanza di ricambio generazionale, se restiamo a pistole e fucili, soprattutto pistole, scopriamo che il mercato è in crisi: vengono consegnate molte armi a Carabinieri e Polizia per il macero, ma sono moltissime quelle che invece entrano nel mercato dell’usato; basta aprire un sito in internet e si trovano richieste ed offerte. Tutto in regola, naturalmente.

Armati fino ai denti, ma il vento sta cambiando (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)VENDITE IN CRISI CRESCENTE- Il perché di questa situazione del tutto nuova che tra l’altro sta provocando una stasi pressoché completa delle attività commerciali delle armerie si spiega abbastanza chiaramente facendo riferimento alla nuova legge sulle armi pronta dal 2013 ma entrata in vigore il 5 maggio di quest’anno. La riportiamo nei particolari più importanti qui di seguito sottolineando che per la prima volta si è collegato il permesso di porto o detenzione di un’arma allo stato del titolare della licenza, che in parole povere significa sottoporsi ad un esame medico e psicologico dal quale dipende la concessione del permesso.

Questa è la nuova regola per chi detiene un’arma o è autorizzato a portarla: “La Polizia di Stato informa che con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 29.9.2013, n. 121, i detentori di armi, ad esclusione dei titolari di licenza di porto di armi in corso di validità, devono produrre entro il 4 maggio 2015 certificazione medica di idoneità psicofisica per la detenzione di armi di cui all’art. 35 comma 7 del T.U.L.P.S. La certificazione medica è rilasciata, sulla base del certificato anamnestico del medico di famiglia, dal settore medico-legale delle Aziende Sanitarie Locali o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La certificazione dovrà attestare che il richiedente non sia affetto da malattie mentali oppure patologie che ne diminuiscano, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere ovvero non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti e psicotrope oppure abusare di alcol. La certificazione medica va prodotta a Polizia o Carabinieri presso cui sono state denunciate le armi detenute. Non è richiesta, invece, qualora risulti già prodotta nei sei anni antecedenti all’entrata in vigore del Decreto Legislativo 29.9.2013, n. 121, che ne prevede l’obbligo (il certificato, quindi, non deve essere ripresentato qualora risulti prodotto dopo il 05.11.2007). Per ulteriori informazioni, contattare l’Ufficio Armi della Questura o la stazione Carabinieri competente per territorio”.

NUOVA VISITA PSICOFISICA- È chiarissima la lettera della nuova norma che non lascia spazio ad equivoci di sorta e chiude in un angolo la possibilità di rendere più facile l’acquisto e la detenzione o il porto di un’arma da fuoco legando la concessione ad uno stato fisico e psicologico che deve necessariamente essere documentato e senza sbavature. Questo almeno in teoria, perché naturalmente va verificato quanto sia approfondita la visita e quindi quanto risulti poi affidabile agli effetti della sicurezza che la legge vuole ottenere. In ogni caso è bastato questo riferimento specifico ad un controllo medico e psicologico di chi vuole maneggiare armi per indurre molti a cambiare opinione sia sulla detenzione che sul porto. Che poi le armi siano destinate al macero o al mercato dell’usato non ha molto rilievo agli effetti delle conclusioni che se ne possono trarre per il semplice fatto che anche nel caso di un acquisto chi si presenta come candidato deve sottoporsi agli stessi obblighi. Come dire che comunque non se ne va fuori e che le nuove regole dettate dalla legge comunque rappresentano un obbligo ineludibile. I soggetti abilitati a rilasciare il certificato di idoneità, dal medico di famiglia fino ai Vigili del fuoco, passando per medici militari, aziende sanitarie e Polizia, debbono ovviamente svolgere il loro ruolo di verifica e controllo allo scopo di ridurre al minimo, se non del tutto, i pericoli che qualcuno sfugga alle maglie strette previste dalla legge e questo è il loro compito. La visita psicofisica, come già detto, ha provocato una reazione immediata e rispettabile. Ne sanno qualcosa le armerie. Tutti senza distinzione dichiarano praticamente la stessa cosa: vendite praticamente ferme, qualche incremento nel settore delle armi non letali come la classica scaccia-cani e le pistole che sparano liquidi irritanti.

Armati fino ai denti, ma il vento sta cambiando (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)TENGONO ANCORA LE ARMI SPORTIVE- Se è quasi completamente bloccato il mercato del nuovo le armerie lavorano ora soprattutto nel settore sportivo. Ce lo confermano tre armerie: Dino Gecchele ad Arzignano, Giosuè Lovato a Chiampo e Alessandro Corrà a Pianezze. Tra parentesi: una verifica in rete sulle armerie in attività si trova una mappa che ne enumera una decina. Per tornare al tema, dalle dichiarazioni dei titolari si ricava che effettivamente il settore in cui si continua a lavorare discretamente è quello delle armi sportive o quello delle armi cosiddette non letali cioè pistole che possono sparare a salve, sono di modello perfettamente identico a quelle vere, ma hanno la canna bloccata da un tappo rosso, inutilizzabili per qualsiasi altro scopo che non sia quello di spaventare l’assalitore con una esplosione che spaventa ma è anche del tutto innocua agli effetti del danno possibile verso gli altri. Assieme alla scaccia-cani c’è anche l’altro tipo di arma da difesa che può spruzzare liquido irritante. Si tratta di puri deterrenti che possono mettere in fuga un assalitore ed il cui prezzo di acquisto si aggira attorno ai 100 euro. Al di là di questo, incarichi per mandare al macero vecchie armi e pochissime vendite di nuovo. Le ragioni, dicono i tre commercianti complessivamente, vanno ricercate prima di tutto nelle novità contenute nella legge che prescrive obblighi di verifica preventiva psicologica e fisica e quindi costituisce già di per sè un primo deterrente alle concessioni facili, ma anche nel fatto che c’è scarsa fiducia nello Stato e nella sua amministrazione delle leggi, un po’ perché chi delinque trova troppo facili scappatoie rispetto alla giusta detenzione e ancora di più, forse, perché non c’è sicurezza neppure nelle conseguenze di un uso dell’arma per la difesa personale. Troppi nei guai per aver sparato a un ladro o averlo fatto semplicemente per spaventarlo. Il Codice parla chiaro, ma l’utilizzo anomalo di un’arma da fuoco rappresenta pur sempre un pericolo di difficile controllo.



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