NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Carte bollate e farmacie: dopo 6 anni tutto come prima

E Saviabona continuerà ad aspettare... La richiesta di trasferimento di 2 farmacie del centro storico (sono 30 in città) aveva un senso per il Comune e per la Regione, ma non ne ha per il Consiglio di Stato che accetta i ricorsi e di fatto congela anche le 5 nuove per le quali è aperta un’altra anticamera: troppo forti le opposizioni di categoria - Lontanissima anche la soluzione per rendere il farmacista punto centrale di servizio nel coordinamento della sanità territoriale

di Giulio Ardinghi

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Carte bollate e farmacie: dopo 6 anni tutto come p

Quasi non c’è da crederci: ancora una volta di fronte ad una ipotesi di soluzione di un problema ben precisato e centrato tra l’altro dalle regole in vigore, non basta neppure la pressante richiesta di parecchie persone, come vedremo due titolari di farmacia e tutto un quartiere, quello di Saviabona, per smuovere i Golem della burocrazia. Non si tratta questa volta delle ingessature dei “fuoristanza” di casa nostra, ma di tutto un sistema che interessando il territorio nazionale e l’intenzione di redistribuire più razionalmente la presenze delle farmacia nelle varie entità urbane -grandi e meno grandi- dovrebbe offrire di se’ qualcosa di più e di meglio del quadro attuale che deriva da una realtà lontanissima, neppure vagamente approssimata alle situazioni in cui si vive oggi. Vicenza ha 30 farmacie nel suo territorio urbano, ne ha 230 in tutta la provincia; il progetto è di aumentarne il numero rispettivamente fino a 35 e 275: il tentativo di produrre un ammodernamento dei rapporti tra misura dei paesi o dei quartieri e servizi disponibili segue una logica non peregrina, tutt’altro. Le città si svuotano nel loro centro, i paesi, soprattutto quelli di piccola dimensione stanno perdendo uno alla volta tutti i servizi che tempo fa erano ritenuti indispensabili alla normale attività quotidiana delle comunità: caserme dei Carabinieri chiuse e raggruppate in una certa località, parrocchie che non hanno più titolare e si devono arrangiare con i preti a scavalco, uffici postali praticamente nella stessa condizione e idem per le farmacie. Tutti i puntelli giudicati normalmente irrinunciabili spariscono uno ad uno ed è chiaro che tutto ciò non va assolutamente d’accordo con i principi minimi del rapporto che deve pure esistere tra centri urbani, popolazione e servizi disponibili. 

Carte bollate e farmacie: dopo 6 anni tutto come p (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)UN ROSARIO DI ASSURDITÀ- Il caso delle farmacie è d’altra parte soltanto l’ultimo in ordine di tempo di un rosario di assurdità che guidano la mano riformatrice guidata da non si sa quale logica. Bisognerebbe spiegare a chi si mette a tavolino per stabilire scacchiera e pezzi di movimento e di staticità che il mondo negli ultimo vent’anni è un tantino cambiato. Ci limitiamo ad una considerazione che crediamo eloquente come poche: basta l’esempio del centro storico di Vicenza. Dentro le mura sono rimasti praticamente soltanto gli anziani e tutte le attività professionali. Se ne sono andati o se ne stanno andando definitivamente le attività commerciali, sparisce il negozietto, gli oltre seimila ultrasettantenni che ancora mantengono la residenza debbono fare acrobazia per comprare pane e latte. È chiaro che in una situazione così, tale e quale in tante altre città della stessa taglia di Vicenza, non si capisce perché dovrebbero essere i farmacisti ad aprire tutti i giorni le saracinesche per ricevere quella poca clientela che li visita attualmente. Proprio per queste ragioni due titolari hanno presentato domanda di trasferimento al Comune. Le motivazioni sono anche troppo chiare, non c’è niente da discutere. Ma qui parte in senso rigorosamente contrario la sinfonia dei fuoristanza. Comuni e Regioni stabiliscono un cambio della distribuzione di farmacie sui rispettivi territori, si allunga il primo passo per ottenere il risultato voluto secondo legge, ma subito arriva il ricorso che blocca tutto. Nel caso di Vicenza neppure mezza dozzina di farmacisti ha fatto opposizione ai trasferimenti ritenendo che possano causare un danno ai loro affari: la questione è rimbalzata al Consiglio di Stato il quale ha accolto. Qui di seguito, il testo del servizio che il tg di TVA Vicenza ha trasmesso a firma di Elisa Santucci. Non esiste davvero migliore sintesi della situazione che si è venuta a creare dopo la sentenza del Consiglio di Stato: auguri a tutti, intanto si congela qualunque decisione e poi vedremo… 

LA RISPOSTA CHE CONGELA TUTTO- “Cinque nuove farmacie a data da… destinarsi. Su questo fronte, bisogna dire che non c'è pace a Vicenza. Dopo l'annoso braccio di ferro -6 anni trascorsi inutilmente a colpi di carte bollate- in merito alla richiesta di decentramento di due sedi, arriva ora lo stop sull'autorizzazione alle nuove aperture stabilite a seguito del concorso straordinario. La sentenza del Consiglio di Stato, a cui si sono appellati quattro farmacisti contrari alla richiesta di due loro colleghi del centro storico che vogliono spostarsi in periferia, contesta infatti anche i criteri per le nuove farmacie: secondo il dispositivo, il Comune di Vicenza, individuando macro zone per i nuovi insediamenti, non ha delimitato a sufficienza le zone di competenza e quindi non viene rispettato il vincolo di equa distribuzione. All'amministrazione viene per questo richiesto di rivedere complessivamente la distribuzione delle farmacie sul territorio per individuare in modo più definito le aree per le nuove aperture che come già detto sono cinque, sempre che ci si arrivi. Dopo di che si potrà tornare a ragionare anche sul decentramento. Possono quindi tornare a sperare ed aspettare i cittadini di Saviabona, che da molto tempo lamentano l'assenza nel loro quartiere di un servizio essenziale com'è la presenza di una farmacia. In più c’è la liturgia della burocrazia italiana che non gioca certo a favore di soluzioni ragionevoli e adottate con tempi accettabilmente brevi. Insomma, con il 'tutto da rifare' imposto dal Consiglio di Stato, i tempi non si annunciano certo ridotti. C’è da aspettare, forse parecchio, anzi: passeranno presumibilmente altri anni”. In una città che ha visto progettare 40 anni prima un’autostrada completata solo verso sud 40 anni dopo non è francamente consentito stupirsi: la Valdastico è lì a dimostrare che la lunga fila delle occasioni perduta non è un’invenzione di qualche polemico professionista, ma una realtà penosa, poderosa, irrimediabile, dovuta ad una classe di amministratori che ha finto di non vedere quando era il momento di correre dall’oculista e si è lentamente adattata all’inesorabilità di quel che il convento di volta in volta negava lasciando cadere dal tavolo qualche briciola. 

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