NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Marta e Diego fratelli nella vita duo sul palco

I Dalla Via di Tonezza è la coppia di attori sempre più apprezzata da critica e spettatori, che punta sulla valorizzazione delle parole. Questo emrge anche nell’ultimo spettacolo dal titolo “Drammatica elementare”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Drammatica Elementare- j e w nella città di k

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Questa settimana al Teatro Astra di Vicenza è andata in scena l’ultimo lavoro del duo Fratelli Dalla Via: “Drammatica Elementare- j e w nella città di k”. Marta e Diego Dalla Via sono due giovani di Tonezza (Diego Dalla Via ne è il sindaco) che stanno riscuotendo molto interesse e successo nell’ambito del teatro contemporaneo. Il loro lavoro è orientato verso una ricerca approfondita dell’utilizzo delle parole.

 

locandina (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Avete lavorato sul percorso a coppie: nella nota stampa c’è scritto che come c’è un Devoto-Oli, un Castiglione-Mariotti, voi siete due fratelli, Marta e Diego e che viene esaltata la forza ritmica e contenutistica. Avete cercato di ricreare dei monologhi che poi dialogano tra loro. Avete una scena molto semplice e tutto quello che fate è funzionale alla valorizzazione delle parole. Le avete cercate con una cura estrema.

Diego Dalla Via: “Ovviamente, avendo una struttura di regole e di discorso così blindata bisognava proprio stare lì a cesellare sulla singola parola. Anche se è una cosa che ci piace fare sempre, però qua le regole erano più stringenti, quindi anche una ricerca del sinonimo e della parola, oppure dell’esempio per il tutto, in modo che si potesse costruire un brano col tautogramma, quindi solo con le parole che iniziano solo con la stessa lettera. Ovviamente questo ha significato proprio studiare a livello di vocabolario, andare a cercarle, cambiarle, quindi più delle altre volte ma, in qualche maniera, un po’ sulla scia del lavoro così come lo abbiamo sempre concepito dal punto di vista della parola".

Ci sono dei monologhi che sfruttano le lettere dell’alfabeto in ordine, poi altri che sfruttano invece una sola lettera e da quella partite per descrivere delle situazioni e delle cose. La mia impressone è stata che le parti di spettacolo che vi interessava di più approfondire fossero quelli con la lettera singola.

Marta Dalla Via: “Ci siamo dati due regole diverse: abbiamo un’opera nell’opera perché “Grammatica elementare” è il titolo dello spettacolo ma è anche il titolo dell’opera che noi regaliamo alla maestra, in un certo senso, ed è anche quello che noi abbiamo effettivamente scritto nei quaderni. Diciamo che quando siamo fuori dal corso di studi parliamo con gli acrostici alfabetici, quando invece raccontiamo un contenuto specifico che può essere di scuola, una sorta di tema, andiamo sul tautogramma. Ci siamo dati questa doppia regola di gioco enigmistico, diciamo, per fare una specie di dentro e fuori che fosse un po’ più chiaro".

Ho visto che ci sono degli argomenti che vengono trattati con la stessa lettera: per esempio il rapporto col computer ha la “A” e anche il rapporto con la televisione. È una coincidenza oppure volevate dire qualcosa? Anche perché con la televisione parlate anche di terrorismo.

M.D.V.: “Diciamo che, infatti, è soprattutto quella la “A” di allarme, allarmismo, annunci allarmanti, potremmo definirlo così. Quindi in parte sono legati appunto all’attualità, come facciamo questo riferimento all’attacco all’America con le due torri ma anche, appunto, tu nominavi prima il computer perché è un automa e fa l’automa. Diciamo che la cosa più difficile durante il lavoro è proprio trovare quale argomento fare con quella lettera e dopo ti accorgi di quante parole effettivamente ci sono collegate con quella lettera, per esempio, la “I” di internet e poi decidi tu che l’argomento è quello lì e vai a vedere quali sono".

ABC-foto-01 (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Lo portate avanti per parecchi minuti, è vero che usate tutte parole comuni e parole che non sono di difficile comprensione però sono parole che possono essere messe in quel contesto. Come le raccogliete?

D.D.V.: “Diciamo che il lavoro così come viene visto va ad evidenziare una caratteristica del linguaggio: probabilmente se noi adesso inventassimo un argomento, che ne so, l’ambiente, e decidessimo una lettera, la “R”, è possibile che se andassimo a vedere tutte le parole che ci sono, moltissime parole, anche comuni, anche che già conosciamo, possono parlare di quell’argomento attraverso quella lettera. Poi abbiamo valutato che con la “A” posso dire “America”, quindi posso parlare dell’attacco".

M.D.V.: “Il lessico è molto ricco e dopo ci sono tantissimi nomi propri che sono significanti in senso più ampio, tipo, uno pensa all’America e all’Arabia, al mondo arabo, ecco che si possono contrapporre. Poi hai detto una cosa che mi interessa molto, il fatto che comunque abbiamo cercato di usare quasi sempre delle parole che più o meno sono conosciute da tutti perché in effetti ce ne sono anche molte altre alle quali abbiamo deciso di rinunciare perché io non le so, le so perché abbiamo fatto il vocabolario: una delle frasi che dice Diego in chiusura di questo spettacolo, che secondo me è invece la cosa a cui sono più legata emotivamente all’interno di questo tipo di racconto, è il fatto che ogni persona può fare questo gioco con un vocabolario in mano perché effettivamente le parole sono patrimonio di tutti noi, è solo una questione di intuizioni, di impegno, di impossessarsi di un patrimonio che è di tutti".



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