NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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In eredità? Ti regalo… una casa popolare

A Roma alloggi quasi gratis ai furbetti di turno, pochi soldi e la garanzia totale dallo sfratto, nel Veneto si sta lavorando per evitare anche la sola ipotesi e le assegnazioni sono fatte secondo criteri severi, ma la Regione sta approfondendo il problema e lavora per la riforma degli ATER e di tutti i regolamenti: affitti, graduatorie, spese di manutenzione sono l’obbiettivo - Nel Vicentino 4300 contratti ERP sotto controllo GDF una volta all’anno

di Giulio Ardinghi

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In eredità? Ti regalo… una casa popolare

Sul tema delle case popolari -tema su cui la Regione Veneto sta preparando una (speriamo) salutare riforma che dovrebbe rimettere tutto a posto- le cronache romane hanno scatenato quel che basta. Uno alla volta e poi in lunga, inesauribile sequela di brutture senza limiti di fantasia, sono venuti alla luce fatti talmente sconcertanti da far pensare che non possano davvero essere in quei termini. Invece le inchieste in corso stanno spiegando che partendo dal concetto che esistono centinaia di alloggi in pieno centro storico di Roma dati in affitto a canone “agevolato” fino a sfiorare lo zero, si scopre che non esistono praticamente regole riconoscibili nei comportamenti delle due cosiddette parti in causa: da una parte il locatore, cioè l’ente pubblico che concede in uso pagato l’immobile, dall’altra il locatario, cioè quello che usufruisce dell’immobile stesso. Sono stati divelti i princìpi stessi della precedenza per requisiti, della congruità del costo, dell’obbligo di mantenere decentemente il bene ricevuto in affitto, i termini di scadenza dei requisiti stessi, in assenza dei quali bisogna rivedere il contratto e chiedere all’inquilino di restituire l’alloggio perché c’è qualcuno che ha diritto ad acquisirlo. Il teatro romano non riconosce praticamente più nessuno delle regole: famiglie che occupano da decenni e passano in eredità ai figli il bene, affitti ridicoli, nessun controllo sullo stato del bene. Eccetera. L’esigenza di rivedere alla radice tutta la materia è praticamente esplosa sotto la pressione di questi fatti appena descritti ed ha chiesto all’autorità di governo, in questo caso le Regioni, una messa a fuoco del problema nel suo insieme, un intervento rapido e risanatore che rimetta a posto le cose e che tolga a tutti l’impressione che ci sono fasce di società che si fanno beffe di tutto e non rispettano niente. Anche perché –bene che ce lo ricordiamo- all’orizzonte di questi anni difficili sono spuntati altri aventi diritto, altre povertà vere e proprie che intimano di trovare soluzioni. Soltanto in provincia di Vicenza alla porta dei 4300 alloggi di edilizia agevolata ERP (ex ATER) bussa una lista di attesa che supera le 12mila famiglie e le graduatorie si formano su questi numeri. La differenza tra Vicenza e Roma (come tra il veneto e Roma) consiste nel fatto che non se ne parla per fortuna di fare i conti con quella misura di anarchia anche se il caso singolo del profittatore può esistere, naturalmente, temperato tuttavia da una serie di controlli annuali che la Guardia di Finanza esegue in accordo con l’ente proprietario delle case popolari del territorio.

In eredità? Ti regalo… una casa popolare (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)DIMENTICARE L’INVASIONE DEL 2000- Accadde a Palazzo Ferro Fini, sede della Regione, e ne furono protagonisti i centri sociali, o gli autonomi, o comunque gruppi organizzati che di fronte alla sola ipotesi di una riforma dei criteri di assegnazione degli alloggi popolari e di una ripulitura di situazioni già allora conosciute e bene identificate per passare allo sfratto scesero in campo occupando simbolicamente la sede regionale e andandosene soltanto quando l’amministrazione assicurò che si era scherzato: non ci sarebbe stato niente di niente. Dopo 16 anni però i termini della questione sono cambiati e di molto. Le graduatorie dicono che sono saliti a dismisura i pretendenti con requisiti all’alloggio popolare e che in cambio i titolari di contratto di affitto non ci sentono quando gli si parla di riforma, soprattutto di riforma dei canoni di affitto. E del resto le aziende venete ERP, oggi tutte commissariate in attesa della riforma regionale, hanno il dovere di fare i propri conti e di mettere nero su bianco che un canone tanto basso da essere irrilevante non aiuta di certo né a mantenere e ristrutturare gli edifici, dove sia necessario, né a permettere neppure l’idea di un pareggio. La Regione si è data un anno di tempo a partire dallo scorso novembre per rivedere, aggiustare, proporre e ripartire. La situazione da prima a dopo novembre ha richiesto l’annullamento dei consigli di amministrazione degli enti e la trasformazione dei presidenti in commissari, incaricati di gestire il passaggio di questo periodo. Sullo sfondo di tutto rimane anche il sospetto che ci siano situazioni singole non proprio regolari: niente di paragonabile a Roma, ma qualche Porsche posteggiata sotto casa da uno che magari paga 80 euro al mese di pigione suggerisce che si facciano controlli e che si faccia pulizia, anche oltre il programma dell’amministrazione regionale. A Vicenza come abbiamo detto sia in provincia che in città (metà dei 4300 alloggi per parte) funziona da tempo un accordo che l’ente proprietario ha concordato con la Guardia di Finanza per sostenere una rete di controlli che facciano chiarezza dove bisogna farla e ottengano la ripulitura definitiva che si vuole. Niente di paragonabile all’orgia di anarchia di cui si fanno protagonisti politici, cittadini, amici degli amici eccetera, a Roma, ma egualmente il dovere di chiarire che se ci sono situazioni poco chiare e diritti abusati è lì che si deve intervenire per sanare i rapporti con la stessa regola minima che guida l’assegnazione di alloggi popolari: prima di tutto devi avere i requisiti e lo stato di necessità, poi ti metti in fila e infine rispetti le regole che controfirmi all’atto del contratto.

In eredità? Ti regalo… una casa popolare (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)COSA PREPARA LA REGIONE VENETO- Si è data un anno di tempo: l’assessore Manuela Lanzarin è buona testimone di un lavoro che la Regione vuole portare a termine entro quest’anno e che al massimo potrebbe slittare di qualche mese ma non di più: “Risponderemo con la nostra riforma al duplice obbiettivo di cambiare i parametri di assegnazione degli alloggi popolari, non più secondo reddito e di raggiungere una normalità che ancora non c’è in termini tra graduatorie e titolari del diritto di accesso; dopo di che pensiamo anche a ridurre i costi generali, altro obbiettivo essenziale, anche se credo che la prima parte della riforma ci permetterà di ottenere anche la seconda. Non partendo dal reddito come criterio di base per l’assegnazione riformeremo i criteri per calcolare il valore dell’immobile, il livello degli affitti, i tempi di concessione degli alloggi, il decoro e la manutenzione delle case di proprietà ERP. L’assegnazione di un alloggio popolare è legata all’esigenza di salvaguardare le fasce più deboli di popolazione. Nel momento in cui i servizi sociali di un Comune segnalano lo stato di necessità automaticamente si entra in graduatoria dopo aver presentato la domanda. Il problema è che non c’è turn-over nell’occupazione delle case: passano anche molti anni senza che il titolare del canone si sposti verso altre soluzioni anche nel caso i requisiti iniziali siano decaduti o non siano comunque più quelli iniziali; la eventuale mobilità deve essere considerata nello stabilire tutti i termini dei rapporti tra chi prende in affitto e l’ente che concede l’uso dell’alloggio. Credo che la nuova riforma stabilirà criteri nuovi per quanto riguarda la determinazione dei parametri e lungo questa strada ci proponiamo di ottenere qualcosa di diverso da quanto abbiamo visto fino ad oggi. C’è anche la questione della morosità: faremo in modo che sia colpito chi è in stato di colpa fino ad arrivare allo sfratto, mentre per chi è nell’impossibilità di pagare si chiederà l’intervento pubblico del Comune. Certo è che ci confronteremo con tutti, ma questa riforma va assolutamente portata a termine”.



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