NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La reliquia di Costantinopoli

Paolo Malaguti si è cimentato con un romanzo storico sulle vicende della capitale dell'impero romano d'oriente

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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La reliquia di Costantinopoli

Cori, che i cava su i morti! La voce si sparge con la velocità delle moreie che fuggono dalla nave in fiamme. La Serenissima ha deciso. Le ossa dei veneziani, ormai troppe, e troppo strette le une alle altre nei pochi palmi di terra dei broli delle chiese, vengono dissepolte per fare spazio ai morti freschi. Ché quelli non mancano mai. Ciò che da sempre manca, a Venezia, è lo spazio, anche per chi è ormai passato a miglior vita, e non può godersi la requie eterna promessa il giorno della sepoltura. Poco mal, se la ride il pissegamorti che sta cavando nel brolo di San Zaccaria, i venessiani li gà viazà da vivi, li viazarà anca da morti. Chi che resta sempre pitocco so mì, beco de Giuda! Il sole è ancora nascosto dietro i palazzi che cingono il piccolo cimitero, ma il cielo, azzurro e terso come una fine seta di Damasco, lascia intendere che la giornata sarà di quelle buone. Dove xé che li porté? domando all’uomo che ora insacca teschi e tibie, senza preoccuparsi troppo di confondere tra loro nobildonne e battone, uomini di lettere e analfabeti... A Sant’Ariàn. Li mucemo là, in attesa de le trombe del Giudissio. E po’, bona note a tutti. Guardo preoccupato verso il lotto più lontano del camposanto, lungo il muro di cinta. No, lì devono ancora scavare. Sono arrivato in tempo. E' questo l'incipit de La Reliquia di Costantinopoli (Neri Pozza editore), il nuovo romanzo di Paolo Malaguti che è già un successo e che, dopo alcune presentazioni già avvenute, sarà presentato sabato 12 marzo alle 17.30 al Caffè Matteotti in centro storico a Vicenza alla presenza dell'autore.

 

La reliquia di Costantinopoli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Venezia, anno 1565. In una città minacciata dalla temibile peste, nel cimitero di San Zaccaria il vecchio Giovanni si cala nella tomba del chierico Gregorio Eparco, il suo antico tutore, appena riesumata in cambio di tre ducati. Non vuole trafugare la bara di legno marcio o le ossa ricoperte di muffa. Sta cercando un piccolo taccuino, un diario avvolto in una pezza di tela sigillata da un nastro nero, che lui stesso, cinquant’anni prima, ha nascosto sotto la nuca del maestro, dopo aver giurato di non sfogliarlo né di farne parola con nessuno. Il giuramento, però, ora può essere infranto, poiché le annotazioni contenute in quell’involucro sono l’unico indizio in grado di condurre ad alcune preziosissime reliquie cristiane andate perdute. Il diario si apre oltre un secolo prima, nel 1452, quando Gregorio giunge ad Adrianopoli insieme con il suo socio d’affari, l’ebreo-veneziano Malachia Bassan. La città, strappata a Venezia dagli Ottomani un secolo prima, offre uno spettacolo raccapricciante agli occhi dei due giovani mercanti. Ventotto marinai della Serenissima, accusata di aver disubbidito agli ordini provenienti dalla fortezza di Boghaz Kesen, sono stati torturati, uccisi e lasciati alla mercé dei cani nelle pubbliche vie. L’intento del giovane Sultano è chiaro: offrire una dimostrazione di forza prima di cingere d’assedio la città che, per i cristiani, è la madre e la guida di tutto il mondo, l’arca di santità che custodisce il maggior numero di reliquie cristiane.

Prima di addentrarci nel romanzo, è utile delineare alcuni cenni storici. Costantinopoli (detta anche la Città d'Oro) è uno dei nomi dell'odierna Istanbul, maggior centro urbano della Turchia. Il nome Costantinopoli fu tenuto dalla città nel periodo tra la rifondazione ad opera dell'imperatore romano Costantino I e la conquista da parte del sultano ottomano Maometto II. Durante questo periodo la città fu una delle capitali dell'Impero romano e capitale dell'Impero romano d'Oriente o Impero bizantino. Il nome rimase comunque in uso anche durante l'Impero ottomano sino al 1930, quando il nome Istanbul in lingua turca venne ufficializzato. È la città che subì più assedi nella storia del mondo, capitolando solamente due volte: la prima durante il saccheggio dei crociati nel 1204 e la seconda quando fu definitivamente conquistata dagli ottomani nel 1453. Uno degli elementi centrali di Costantinopoli era il culto delle reliquie: lì si concentrarono molti resti cristiani e salme di santi. Tra le più venerate vi erano icone ritenute magiche, tra cui la famosa Vera Croce, il Maphorion (manto della Vergine), e poi la veste di San Giovanni Battista, i sandali di Cristo, la Corona di spine usata durante la passione di Gesù. A Costantinopoli fu portato anche il Mandylion, che secondo alcuni era il telo usato per asciugare il volto di Cristo durante la sua ascesa al Calvario, secondo altri il panno usato da Cristo per detergersi il sudore nell'orto del Getsemani, secondo altri ancora la Sindone di Torino. Nel maggio 1453, ormai capitale di un impero inesistente con solo 50.000 abitanti, cadde in mano ai turchi ottomani guidati da Maometto II il Conquistatore, che ne fece la capitale dell'Impero ottomano. La caduta di Costantinopoli, e quindi la fine dell'Impero Romano d'Oriente, è indicata come l'evento che convenzionalmente chiude il Medioevo e inizia l'era moderna.

La reliquia di Costantinopoli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Così, mentre uno sparuto esercito di genovesi, greci e veneziani tenta di respingere l’assalto dei turchi, Gregorio ha un’idea: recuperare tutte le reliquie appartenute ai santi e disseminati nelle chiese, nei sotterranei e dentro il Grande Palazzo imperiale di Costantinopoli, per salvare in tal modo la Cristianità. Un’idea allettante anche per Malachia Bassan, nella cui mente si affaccia il pensiero che, male che vada, quelle reliquie così preziose possono pur sempre essere vendute. Così tra imboscate, fughe ed enigmi, i due giovani mercanti si accingono all’impresa proprio mentre lo sterminato esercito turco di Maometto II circonda la città per porre fine alla rete di traffici commerciali che da lì partono verso l'Occidente e in particolar modo verso Venezia, e per spazzare via l'ultima traccia di Occidente cristiano sulle rive del Bosforo. Mentre il lungo assedio inizia e lo sparuto manipoli di oppositori sperimenta sulla propria pelle i primi cannoni della storia, il chierico pensa che se prima della caduta della città avrà recuperato tutte le reliquie della cristianità presenti nelle chiese e nel Grande Palazzo imperiale, il piano di Maometto II resterà incompleto. In compagnia di Malachia, Gregorio inizia una disperata corsa contro il tempo che, tra fughe repentine e incontri stupefacenti, lo porterà dove non credeva di poter arrivare.

Con una corposa documentazione storica capace di riprodurre l’architettura di Costantinopoli cinta d’assedio e le strategie militari, le lingue, i culti e i costumi dell’epoca, Malaguti dipinge un grande affresco che unisce fatti reali ad eventi romanzati, in una prosa che, pur gravida delle quasi 600 pagine del romanzo, non perde mai di vista la qualità della parola scritta e la compiutezza delle descrizioni dettagliate e precise, quasi minuziose. La missione "eroica" di Gregorio - salvare dal saccheggio le più sacre e celate reliquie della cristianità - inizia con l'astuto trafugamento del prezioso libro De Reliquiis che permetterà di tracciare un percorso tra i meandri della sterminata Città che cela i propri segreti ai suoi stessi abitanti. La ricerca si rivela una corsa ad ostacoli tra antiche pergamene, spedizioni notturne e pericoli da evitare, nella migliore tradizione del romanzo d'avventura. Perché, in fondo, questo è il libro del quale stiamo parlando: un lungo e avvincente percorso avventuroso che cattura il lettore e che dalla Storia prende sì spunto, ma non per farne un resoconto didattico, bensì per creare un quadro credibile all'interno del quale la fantasia dell'autore - e certo anche quella dei lettori - possono librarsi più in alto e ammirare la terra e le genti sottostanti, consci che esiste sempre e comunque - anche nella finzione delle storie raccontate - un bene più grande da conservare e tramandare.

Abbiamo incontrato l'autore a Vicenza.

 La reliquia di Costantinopoli (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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