NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Una storia tra seduzione e sentimenti

Una storia quasi perfetta, è il titolo del romanzo di Mariapia Veladiano, narra le vicende tra l’innominato “berico” e Bianca, libro rigorosamente ambientato a Vicenza

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Una storia quasi perfetta

Com'era accaduto per i due precedenti romanzi, Mariapia Veladiano ha scelto ancora Vicenza come palcoscenico per la "prima" in pubblico del suo nuovo libro - Una storia quasi perfetta - che segna anche il suo passaggio dall'editore che l'ha lanciata, Einaudi, a Guanda. In una affollatissima presentazione al Galla Caffè qualche settimana fa, introdotta da Alberto Galla, la scrittrice vicentina ha incontrato una folta schiera di lettori ai quali ha raccontato in anteprima nazionale la storia che compone il nuovo romanzo, che potremmo definire una storia di seduzione, seguendo le tracce diffuse dai media e dall'editore stesso. A noi, però, piace più definirla una storia di sentimenti nell'accezione più ampia del termine. Perchè i sentimenti sono un universo ampio e quasi impalpabile, e a torto siamo convinti, il più delle volte, di confinarli (ridurli?) nella parola amore. Ambientata ancora in una Vicenza riconoscibile dai suoi storici toponimi (piazza dei Signori, villa Cordellina, corso Fogazzaro, Monte Berico), ornata dai colori e dai profumi dei fiori e delle piante alle finestre e ai balconi, la storia racconta di un "Lui" - innominato per tutta la durata - proprietario di un'azienda di design per collezioni di moda, carte e oggetti e di un lei che invece un nome ce l'ha e si chiama Bianca, insegnante di discipline pittoriche in un liceo delle arti. Lei che arriva a lui "come un regalo", piomba un giorno nel suo studio e gli propone una serie di disegni ispirati ai fiori e di rara bellezza e grazia. Tanto che lui se ne innamora ma, come ha sempre fatto fino ad allora, decide di prendere non soltanto l'opera ma anche l'artista, che gli appare fin da subito incantevole come quei disegni.

Una storia quasi perfetta (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Lui non era bello anche se nessuno avrebbe mai detto che era brutto. Né chi lo conosceva di persona o dai giornali, né chi lo incontrava per la prima volta. Ci poteva essere un momento in cui trovare qualcosa di sgradevole nei suoi occhi scuri, scuri come i capelli e la carnagione, una parte inaccessibile nello sguardo che non si lasciava leggere. Era un fondo duro e anche cattivo. Ma si trattava di un momento, perché quando cominciava a parlare lui sorrideva in modo così aperto, curioso, ingenuo si sarebbe detto. E poi questo suo parlato un poco eccessivo. Appena troppo elegante. Retrò. Eppure capace di inclinarsi spontaneo verso il linguaggio di chi aveva davanti. Un adattarsi senza perdersi.

Comincia così un corteggiamento discreto e quasi guardingo, ma ben presto si accorge che dietro (dentro?) quella giovane donna si cela un mistero di vita che la rende molto più che una semplice "preda" da catturare. È un mondo delicato e quasi impalpabile quello di Bianca, che a poco a poco lo conquista e allo stesso tempo lo spiazza, lo destabilizza con la sua purezza quasi spirituale, la sua vita con il figlio Gabriele in una casa piena di piante e di acqua che fa pensare a un piccolo paradiso. Bianca, certo non insensibile a quel fascino da seduttore incallito, a sua volta se ne innamora e si abbandona. Ma lui ha già ottenuto ciò che voleva e, a poco a poco, come fa sempre, inizia ad allontanarsi. Intanto il mondo intorno osserva immobile: la provincia elegante e crudele del pettegolezzo, spesso eccessivo, quasi sempre ingombrante: tutti a vedere, pronti a dire come va a finire quando si entra nel gioco pericoloso di un seduttore.

Lui era incantato da questa donna che nuotava, dipingeva, beveva, mangiava. Le donne a cui era abituato non mangiavano. Giravano con movimenti assorti la forchetta dentro gli antipasti, sminuzzavano senza interesse verdure e dolci, sempre impegnate ad ascoltare quel che lui diceva, a non ingrassare, a non vivere se non dentro la sua luce. Si infastidì di pensare quel che pensava. Erano donne bellissime, possibile che questa le oscurasse in una sola serata? È che era viva, così viva. E lei si lasciava lentamente cadere in questa sorta di "incantesimo d'amore", Bianca continuava a guardarlo. Era pensierosa. «Si è determinate» scandì lentamente come un pezzo teatrale da ripassare, «serie, razionali, allegre, libere, si studia, si fanno incontri, si beve il caffè e si comprano libri, si fa l’amore, ci si piace e poi finisce. Ci si laurea, sempre le migliori nei voti, si è vicine a fare quel che possiamo e a volte quel che vogliamo. Poi, o prima, o durante o dopo ci prende la follia per un uomo, proprio quello che non ci vuole o ci vuole per un momento, piccola piuma di copricapo indiano se ci va bene, o tacchetta sul muro del bagno vicino al water se è peggio, e basta. Non caschiamo innamorate, come elegantemente dicono i francesi. Caschiamo e basta. Appese per ore, giorni e mesi a una parola, a una telefonata. Felici di essere ingannate, per un poco. Perché è intollerabile non essere nessuno per nessuno. Comunque un giorno anche questo malinconico aggrapparsi all’illusione di esserci va a logorarsi e morire. E si è sole di nuovo».

Una storia quasi perfetta (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Ma bisognava seguire il copione di rito, quello che prevedeva un rapido ritirarsi, una via di fuga sempre aperta. E così Dopo c’erano le procedure di chiusura. Molto simili. Le varianti dipendevano dal carattere delle signore. Non trovava più il tempo per le cene. Non rispondeva al telefono perché era in riunione, o in un posto dove il telefono non prendeva. Rispondeva dopo giorni alle mail. Le faceva aspettare sotto l’acqua a un appuntamento. L’importante, lo aveva imparato dopo Luneta, era che si arrabbiassero. Le donne furiose non fanno cattive sorprese. Sparlano, scrivono mail velenose, ma non si buttano. Con Bianca non riusciva a far partire la procedura. E lei, che non si rassegnava, Telefonò anche a lui naturalmente, ma il numero sembrava disattivato, chiuso, forse la scheda aveva galleggiato sul Bacchiglione per chilometri fino a che qualcosa di quel materiale misterioso di cui era fatta si era inzuppato, corroso o sfaldato ed era fi nita a luccicare il suo piccolo oro geometrico sul fondo del fiume, alla confluenza con il Brenta, e lì si era rimescolata con il fango, perduta per sempre. A quell’oggettino piatto, inconsistente, senza grazia era affi dato il legame. Il sacro rito del parlarsi e dirsi ancora d’amore. Non si vergognava perché sapeva di avere diritto almeno a una storia che fi nisce, anche se aveva pensato che quella storia non sarebbe finita. Finire un amore? Comunque aveva diritto a qualcosa di diverso da quell’essere lasciata cadere d’un colpo. Finiva, dunque? Stavolta però era diversa da tutte le altre volte, anche per un seduttore incallito come lui. Comunque lui era sicuro di non averle promesso niente. La porta del suo studio era un buco nero sulle scale buie. Cercò di sentirsi più vivo come le altre volte, come sempre quando una storia fi niva. Però non ci riuscì.

Se nel fortunatissimo esordio letterario de La vita accanto protagonista era Rebecca, bambina brutta ma tenacemente aggrappata al suo amore per la musica, e se nel successivo Il tempo è un Dio breve - prova seconda che confermava ed esaltava ancor più le eccellenti capacità di scrittura dell'autrice - lo sfondo era la storia d'amore complessa e dolorosa tra Ildegarda e Dieter, nel nuovo romanzo il sentimento d'amore è ancora l'indiscusso caposaldo, eppure ne cogliamo sfumature a volte conosciute e prevedibili, altre volte sfuggenti e inafferrabili. Nel rincorrersi dei due protagonisti - e quanto è ingannevole quel detto per cui "in amor vince chi fugge" - nel mulinello emotivo dell'aprirsi e chiudersi, del credere e disilludersi, c'è un mondo di richiami a situazioni note ma non troppo, di momenti comuni a ognuno eppure per ognuno diversi e singolari. Perchè se l'amore ci accomuna in quanto esseri umani, è nella singola storia di ciascuno che va ricercato quel nostro essere unici e irripetibili e, proprio per questo, preziosi.

Abbiamo incontrato l'autrice alla sua presentazione vicentina.

Una storia quasi perfetta (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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