NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Sott’acqua è sempre bello, ma basta la prudenza?

Preparazione di base essenziale e poi l’imponderabile può essere sempre in agguato – Nel 2011 in tutto il mondo si sono verificati 1000 incidenti mortali, in Italia dal 2010 ai primi tre mesi di quest’anno sono 62 – Il punto di vista dell’istruttore – Vicenza al secondo posto dopo Milano per numero di praticanti – E un ricordo: il Rossi ha ancora la sua vasca da addestramento

di Giulio Ardinghi

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Sott’acqua è sempre bello, ma basta la prudenza?

Due casi recentissimi hanno attirato l’attenzione: un sub di Valli morto in mare a Chioggia ed un apneista afferrato per i capelli all’ultimo istante mentre partecipava ad una gara di apnea statica nella piscina di Schio. Modalità differenti, ovviamente, e anche situazioni nettamente staccate come analisi. L’apnea è un’attività che per sua stessa natura può diventare pericolosa nel momento in cui si verifica l’imprevedibile e cioè il collasso provocato dalle cause più diverse. Certo che la buona salute scrupolosamente certificata insieme con la preparazione e l’esperienza forniscono un ottimo riferimento, ma come si è visto in tutti gli sport e con protagonisti sempre allenatissimi, professionisti, nessuno in realtà è nella condizione di evitare un arresto cardiaco dovuto a non si sa che cosa, la cosiddetta morte improvvisa che non arriva con un biglietto da visita: colpisce e se ne va. L’apneista che gareggiava a Schio l’ha scampata grazie alla prontezza degli istruttori che seguivano la manifestazione: un momento di più e probabilmente il letale addormentamento nel quale stava scivolando gli sarebbe stato fatale perché aveva perso conoscenza. Il caso del sub a Chioggia rientra invece nel quadro di quegli incidenti che in profondità possono verificarsi con cause molteplici: il disorientamento creato dall’acqua torbida, gli spazi stretti di un relitto in cui si entra, il panico che ti assale, l’aria delle bombole che provoca la riduzione fino a oltre il limite dell’ossigeno necessario. Tecnicamente parlando è possibile dire che proprio l’immersione con le bombole richiede una grandissima preparazione e conoscenza dello strumento di cui si dispone e vuole anche come base di partenza certe caratteristiche che coinvolgono l’uomo: capacità reattive, stato fisico integro, stato mentale da autocontrollo in caso di imprevisti e difficoltà, ed infine il rispetto di alcune regole che non vanno mai ignorate a cominciare da quella secondo cui più complicata è la discesa, più è indispensabile che non si vada da soli.

Sott’acqua è sempre bello, ma basta la prudenza? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)POCHI GLI INCIDENTI, PERÒ…- Detto tutto questo diciamo anche con chiarezza che in proporzione alle migliaia di praticanti gli incidenti in genere e quelli mortali in particolare incidono per proporzioni addirittura trascurabili, senza per questo lasciare spazio a chi sostiene che comunque si tratta di una faccenda non troppo complicata dove magari si può anche improvvisare. A questo proposito le statistiche più affidabili dicono che nel 2011 in tutto il mondo si sono verificati 1000 incidenti mortali, mentre per quanto riguarda l’Italia dal 2010 ai primi tre mesi di quest’anno compresi se ne contano 62. Come si può vedere si tratta di numeri molto modesti. Ma dal momento che i numeri significano comunque altrettante vite umane diventa indispensabile avvicinarsi a questo sport con la più grande voglia di imparare ed anche con la regola della prudenza. Che non basta mai. L’attività subacquea da anni risulta una delle più frequentate tra l’altro a tutte le età, non ci sono limiti. Gli istruttori seguono in piscina le prossime partorienti e si prendono in carico genitori e neonati a partire dal terzo mese di vita proseguendo in acqua quello stato di familiarità che ciascun bambino ha già sperimentato durante la gravidanza. Importante che non perdano la consuetudine con l’acqua: è l’unica vera assicurazione per farne dei nuotatori quando sarà il momento di passare ai corsi, allievi che non avranno il benché minimo dubbio nel primo, nuovo approccio con l’acqua. Se pensiamo che a Vicenza a provincia la TRE MARI è la più antica società del Veneto e fra le più antiche d'Italia, in più di mezzo secolo ha brevettato centinaia di subacquei in completa sicurezza, e ci aggiungiamo come concetto di base che solo in città e confini della città i club che si occupano di sport natatori, compreso il nuoto pinnato, sono quasi una dozzina, ci si rende conto della massa veramente imponente di praticanti. Il che basta e avanza per collocare proprio Vicenza al secondo posto nazionale dietro Milano per numero di nuotatori in attività, a testimonianza di quanta presa questi sport esercitino su un numero sempre crescente di giovani e non. Se chiedete ad un istruttore vi conferma che in piscina si va dai tre mesi ai novant’anni. Non ci sono limiti. I limiti saltano fuori invece quando andare su e giù per la piscina non comporta particolari misure preventive, come partecipare a dei corsi che durano anche un anno, o come avere per riferimento preciso tabelle di profondità, tipo di preparazione, alimentazione, analisi dello stato fisico con visite medico sportive, ecc. Come testimoniano i dati qui di seguito, è rara la fatalità nell’esercizio dell’attività subacquea. Spessissimo è l’uomo che commette qualche sbaglio, e sott’acqua qualsiasi sbaglio diventa un problema.

L’ERRORE UMANO “PESA” PER L’88%- Secondo uno studio presentato allo Scubashow 2012, l'errore umano è ancora la principale causa degli incidenti: l’88% accade durante la prima immersione all’inizio di una vacanza per mancanza di addestramento o di manutenzione all’attrezzatura. Il diving è una passione potenzialmente pericolosa, come dimostrano i frequenti incidenti che coinvolgono sub anche esperti. Non ultimo quello che a Palinuro costò la vita a quattro persone. Purtroppo il numero di incidenti subacquei che si verificano ogni anno, benchè contenuto, è rimasto pressoché invariato durante gli ultimi venti anni. E l’errore umano rimane una delle cause principali. Lo evidenzia uno studio sugli incidenti subacquei presentato durante l’ultimo Scubashow, che si è svolto di recente in California. Lo studio, realizzato dal Divers Alert Network, l’organizzazione che in tutto il mondo fornisce assistenza ai subacquei in difficoltà, ha analizzato i dati relativi a 1.000 incidenti mortali accaduti nel corso del 2011 in tutto il mondo. È emerso che nella metà dei casi le vittime erano persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni, segnale di progressivo invecchiamento della comunità dei subacquei e un motivo in più per essere prudenti quando si superano i quindici o venti metri di profondità. Il 28% degli incidenti è stato correlato a problemi cardiaci. Questo indica che quasi certamente, prima dell’arresto cardiaco, si sono presentati sintomi che dovevano mettere in allarme il subacqueo. In questi casi per prevenire l’incidente sarebbe sufficiente dare il giusto peso ai segnali meno consueti che il fisico ci trasmette, correndo subito ai ripari ed evitando in ogni caso di immergersi.

 LA “SPIA” CHE DA’ SICUREZZA- Tra le statistiche che non hanno riconosciuto l’incidenza dell’errore umano, perlomeno in immersione, c’è il carico difettoso di aria nelle bombole: quando il monossido di carbonio fa calare la riserva di ossigeno subentra l’anossia e in breve il collasso se non si è abbastanza vicini alla superficie da poter risalire. Proprio sul problema dell’anossia è entrato sul mercato un meccanismo che denuncia la cattiva qualità dell’aria nelle bombole: il CO-PRO è un piccolo congegno per verificare che l'aria non sia inquinata dal monossido di carbonio; sostituisce l'analisi dell'aria, ma rileva esclusivamente il CO nel gas di respirazione. Si presenta come un palloncino all'interno del quale va inserito il piccolo sensore, va quindi allargata la bocca del palloncino per adattarla alla rubinetteria della bombola. A questo punto si apre la valvola per gonfiare lentamente il pallone fino a che il sensore non è visibile (circa 17 centimetri di diametro). A questo punto si toglie il palloncino dalla bombola e si attendono 10 minuti, mantenendo chiuso il palloncino, per dare la possibilità al sensore di monossido di cambiare colore, nell'eventualità che il CO sia davvero presente nell'aria. La rilevazione di monossido di carbonio si manifesta con un cambiamento di colore del sensore, che confrontato con una scala cromatica in allegato al prodotto, indica la percentuale di CO nell'aria. Il rilevatore di monossido CO-PRO ha una data di scadenza riportata sulla confezione, utilizzarlo dopo la scadenza inficia l'attendibilità della rilevazione stessa. Può essere utilizzato fino a 8 ore dopo l'apertura della confezione o fino a che non rileva la presenza di CO. Un rilevatore funziona fino a 8 ore dopo l'apertura della confezione o fino a che non rileva del monossido. Dopo di che va sostituito. 

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