NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Ma chi giurava che l’eroina se n’era andata?

Un’overdose mortale e altri due episodi testimoniano che il problema è tutt’altro che risolto anche se per lungo tempo non sono stati più così visibili le siringhe e i tossici che si facevano all’aria aperta – Ora ci risiamo e le cause secondo il direttore del Sert possono due ed opposte: tagliata male o troppo pura – Lo psicologo: “La olistica della disponibilità è una trappola perché la non notizia fa credere che il problema non esista più. E vale lo stesso per l’AIDS”

di Giulio Ardinghi

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Ma chi giurava che l’eroina se n’era andata?

Un morto e altri due casi di emergenza droga in pochi giorni. Chi credeva o sperava che tutto fosse passato è smentito. Di più: la specificità dei casi in questione, con l’eroina via siringa che ridiventano attualissimi, suggerisce che tutto quanto si era costruito come credenza collettiva negli ultimi dieci anni (quanto meno) era falso. Gli eccitanti e la cocaina, che a lungo abbiamo creduto padroni assoluti del mercato, non hanno affatto annullato l’uso di eroina, neppure quello per via fumo.

E ci risiamo. Ma ora, se non altro, esiste una spiegazione che testimonia come l’errore di valutazione, tanto per cambiare, sia decisamente umano. È una spiegazione sociologica e anche filosofica, ma è molto affidabile, si capisce benissimo. Vediamo di che cosa si tratta.

Si chiama “olistica della disponibilità”. La psicologia sociale sin dai suoi albori ha elaborato un approccio cognitivo in base al quale la persona viene considerata come un individuo attivo in grado di elaborare le informazioni provenienti dall’ambiente in modo da orientare il proprio comportamento.Quali sono i processi socio-psicologici sottostanti alla comprensione dell’ambiente sociale?Con l’approccio olistico la persona acquisisce conoscenza della realtà non per semplice registrazione dei dati attraverso i processi sensoriali, ma percependo immediatamente le connessioni tra i vari elementi dell’oggetto di conoscenza. Ciò permette l’attribuzione di senso all’oggetto percepito.

L'olismo è una posizione teorica basata sull'idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista "olistico", la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l'organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un'unità-totalità non esprimibile con l'insieme delle parti che lo costituiscono. Anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria come l'aeroplano, ad esempio, è difficile dire che possa funzionare come somma dei suoi componenti. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un oggetto che vola.

La parola, insieme all'aggettivo olistico, è stata coniata negli anni venti da Jan Smuts, politico, intellettuale e filosofo sudafricano convinto evoluzionista per il quale l'olismo è anche esprimibile come il frutto strutturale di un'evoluzione emergente, dove la complessità strutturale che ne deriva in un ente non è riducibile ai suoi aggregati. Il che comporta la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti, attraverso l'evoluzione creativa. L’unica condizione essenziale è che le parti non si conoscano tra loro perché “se si vedono” la loro somma è equivalente al tutto.

Il tutto per dire che l’olistica della disponibilità risulta strettamente dipendente nell’analisi della totalità di un fenomeno dalla informazione disponibile delle sue parti. Se non ho conoscenza dei fatti, in poche parole, non ho conoscenza del tutto. Se mi mancano gli elementi di informazione per stabilire che un certo fenomeno resiste o persiste rispetto alla sua storia precedente, ne concludo che non c’è più, che è cessato. È il tipico caso dei nostri giorni se lo applichiamo ai fatti di droga o alla diffusione dell’AIDS. Abbiamo pensato a lungo che tutto sommato i due fenomeni si fossero attenuati, se non annullati, ma improvvisamente la notizia di un’overdose moltiplicata per tre ci smentisce brutalmente e ci ritroviamo al punto di partenza.

Aggiungiamo un particolare interessante e che conferma i concetti appena sottolineati: per l’AIDS, come vedremo tra poco, il discorso è assolutamente pari pari, perché la scoperta e l’uso di farmaci in grado di allungare fortemente la vita a chi ne viene colpito ha dato l’illusione che la malattia sia stata vinta. È vero il contrario, in quanto l’inganno del cessato pericolo, appunto per la mancanza di dati informativi ben diffusi, tende a far cadere quella che dovrebbe essere la maggiore misura preventiva, cioè l’uso del preservativo. Il risultato è essenzialmente uno solo e allarmante: l’infezione si sta diffondendo più di prima…

Ma chi giurava che l’eroina se n’era andata? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L’EROINA? NON SE N’È MAI ANDATA- A proposito di eroina, di siringhe, di rinnovata visibilità dei tossicodipendenti in giro per la città anche impegnati allo scoperto a drogarsi, a proposito di eroina fumata, a proposito di eccitanti di nuova generazione e della regina di vecchia generazione, cioè la cocaina: basta uno scambio di vedute con Vincenzo Balestra, capo del dipartimento dipendenze del San Bortolo, e si capisce subito come stanno le cose. Se qualcuno ha avuto l’impressione che ci sia stata una flessione nell’uso dell’eroina si è sbagliato di grosso perché in realtà questi tre episodi ultimi non testimoniano che una sola realtà –anche se fino a qui si poteva anche credere il contrario- e cioè che l’eroina non se n’è mai andata dal mercato e perciò dal consumo, era e rimane nel suo presidio e lo testimoniano le persone che formano il carico del Sert il cui lavoro non è mai diminuito né ha registrato flessioni di qualità: “Dal nostro punto di vista –dice il dott. Balestra- questo non è un ritorno dell’eroina perché l’eroina non se n’è mai andata. Questa è la realtà. Nel 2015 abbiamo avuto in carico 1800 persone, 1400 delle quali sono tossicodipendenti mentre gli altri sono dipendenti da alcol. I numeri sono questi, non ci sono diminuzioni né di quantità né di qualità. La modalità dell’assunzione endovena è praticamente la stessa anche se c’è anche la eroina fumata. Fa poca differenza. Non so se questo uso dipende dall’incremento che si è avuto nell’uso di eccitanti e stimolanti, a cominciare dalla cocaina, però i dati sono questi. Sappiamo che gli stimolanti possono favorire maggiormente l’uso di eroina e di alcol proprio per attenuare gli effetti eccitanti ed è un fatto che c’è un uso sempre più forte proprio di stimolanti ed eccitanti”. E le conseguenze ultimamente fatali che la cronaca ha registrato? Vincenzo Balestra propone una doppia spiegazione possibile fatta salva la fase di accertamento da parte di chi conduce le indagini: “Si può dire paradossalmente che le morti possono avvenire per due cause diametralmente opposte e cioè il taglio mal fatto dell’eroina che provoca danni fino alla morte di chi ne fa uso oppure la qualità eccellente della droga utilizzata, tanto forte da non poter essere facilmente assorbita dall’organismo. Le spiegazione spettano naturalmente agli inquirenti perché sono loro che attraverso le analisi e l’indagine possono stabilire di che qualità fosse la droga che si è iniettato chi ha subito le conseguenze peggiori”.

 



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