NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Sotto l’altare il Gonfalone di Venezia

Documenti storici testimoniano che nell’imminenza dell’invasione napoleonica ci si affrettò a conservare nel modo più degno i segni più importanti della Repubblica: cominciò Perasto, in Dalmazia, proseguì Montagnana – Ora ci si sta impegnando a rintracciare le molte altre chiese coinvolte nella stessa operazione – Ma dal Museo Diocesano il direttore Francesco Gasparini obietta: “L’assalto francese fu rapido, pochissimi ebbero il tempo di reagire”

di Giulio Ardinghi

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Sotto l’altare il Gonfalone di Venezia

Ci sono momenti della storia dai quali se non impossibile diventa quasi proibitivo ricavare dei segnali che portino a conclusioni ben chiare e affidabili. Uno di questi momenti lo visse il Veneto governato dalla Repubblica di Venezia -quasi mille anni di storia magistrale e difficilmente eguagliabile sotto il profilo delle conquiste civili- quando la stella di Napoleone Buonaparte brillò definitivamente sui resti della rivoluzione del 1789 e cioè circa dieci anni più tardi, verso la fine del secolo, quando il trattato di Campoformido firmato dagli austriaci in favore dei francesi segnò praticamente la svendita della Repubblica di San marco e di tutto il suo territorio regionale, dentro e fuori dei limiti italiani. Da quel momento in poi gli avvenimento presero una velocità così violenta e a tratti imprevedibili negli sviluppi che alle popolazioni non rimase altro che temere il peggio con molta e obbligata rassegnazione. Del resto le intenzioni di Napoleone furono subito ben chiarite a tutti, a partire dai nuovi dominati. Tutto il Veneto ad esempio venne spogliato per intero della sua tradizione storica e tradizionale, arte compresa, che aveva nelle testimonianze religiose e della devozione in genere il patrimonio più visibile ed amato.

Sotto l’altare il Gonfalone di Venezia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)FOLLIA PREDATORIA- Ci sono moltissimi esempi di questa follia predatoria che caratterizzò gli eserciti francesi in Valpadana e nel Veneto. Uno dei più evidenti è rappresentato dall’operazione a tenaglia portata a termine nei confronti della chiesa vicentina e in particolar modo verso alcune delle chiese cittadine che avevano il torto di fregiarsi di un qualsiasi distintivo rilevante. Ne seppero qualcosa le monache benedettine del convento di San Pietro che erano arrivate in Italia quasi cinquecento anni prima al seguito dell’imperatore Corrado il Salico. Le benedettine oltre a trasformare la chiesa ed il convento nell’identità ancora visibile oggi avevano il merito di aver investito fortemente sul territorio con operazioni anche molto rilevanti come la costituzione della coltivazione del riso che diede a Grumolo perfino il suo stesso nome. Le Abbadesse lavorarono per secoli rendendo fruttuose terre prima malsane e creando nel contempo una civiltà reale fatta di regole e di rispetto dei ruoli che fece sentire la sua influenza su tutte le attività, anche quelle mercantili, legali, di amministrazione del diritto e della giustizia. L’invasione dei francesi, che in quel momento esportavano per così dire la rivoluzione e tutti i suoi segnali antireligiosi, dissolse tutto in un attimo. A parte le coltivazioni del riso, arrivate fino ai nostri giorni, le truppe napoleoniche spogliarono e depredarono tutte le proprietà della Chiesa, terre, palazzi, patrimoni preziosi, opere d’arte, fino ad ottenere il risultato ultimo che si erano proposte: affermazione napoleonica e cancellazione dei segni della devozione.

Sotto l’altare il Gonfalone di Venezia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)TRAVOLTI TUTTI E TUTTO- In questi frangenti vennero travolte non soltanto le terre veneziane di origine ma anche quelle di conquista a cominciare dalla Dalmazia e da tutto il lato orientale dell’Adriatico che a Venezia aveva ceduto prima esitando poi sempre più acconsentendo, fino addirittura a difenderne gli interessi. Proprio da questo ultimo punto parte la storia che vi raccontiamo. È appunto a proposito di questo anno dell’invasione dopo Campoformido che lo storico Ettore Beggiato annota alcune considerazioni che rifanno la storia di quell’ultimo momento di esistenza della Repubblica di Venezia partendo proprio da quel 1797, nell’imminenza dell’invasione delle truppe napoleoniche che doveva investire oltre che tutto il nord italiano anche buona parte dell’altra sponda dell’Adriatico, vale a dire tutto quel grande territorio che da molti secoli era diventato casa veneziana e dove si era stabilita più che una dominazione militare una convivenza civile illuminata dalle leggi molto avanzate della Repubblica. In quel momento –dice Beggiato- cadeva (o meglio, tramontava...) la Serenissima Repubblica Veneta; nel nome di San Marco ci fu una resistenza notevole all’avanzata dei giacobini francesi e italiani: dal ponte di Rialto alle Pasque Veronesi, da Salò all’Altopiano dei Sette Comuni, dalla bresciana Valle Sabbia fino all’Istria. In altri territori del Serenissimo Commonwealth, invece, la bandiera di San Marco continuò a sventolare per settimane e settimane; nella fedelissima Dalmazia fino a tutto agosto, per oltre cento giorni ci furono “enclaves” dove la Serenissima continuò ad esistere.

LE LACRIME DI PERASTO- Emblematico e commovente il caso di Perasto, nelle Bocche di Cattaro, nella parte meridionale della Dalmazia, che attualmente fa parte della Repubblica del Montenegro; solo il 23 agosto 1797 il capitano Giuseppe Viscovich ammainò le insegne del “Serenissimo Veneto Gonfalon” con uno struggente addio che ripropongo e che dedico a tutti coloro che continuano ad ignorare il fortissimo attaccamento manifestato dai popoli, dalle genti, dalle terre che da sempre si riconoscevano nella bandiera di San Marco. Ecco il discorso di Viscovich: "In sto amaro momento, che lacera el nostr cor, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, al Gonfalon de la Serenissima Republica, ne sia de conforto, o cittadini, che la nostra condotta passata e de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso par nu.Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tutta l'Europa, che Perasto ha degnamente sostenudo fin a l'ultimo l'onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto atto solenne, e deponendolo bagnà del nostro universal amarissimo pianto. Sfoghemose, cittadini, sfoghemose pur, e in sti nostri ultimi sentimenti coi quali sigilemo la nostra gloriosa carriera corsa sotto al Serenissimo Veneto Governo, rivolgemose verso sta Insegna che lo rappresenta, e su de ela sfoghemo el nostro dolor.Par trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stae sempre par Ti, o San Marco; e fedelissimi sempre se avemo reputà Ti con nu, nu con Ti; e sempre con Ti sul mar nu semo stai illustri e vittoriosi. Nissun con Ti ne ha visto scampar, nissun con Ti ne ha visto vinti e spaurosi! E se i tempi presenti, infelicissimi par imprevidenza, par dissension, par arbitri illegali, par vizi offendenti la natura e el gius de le genti, non Te avesse tolto da l'Italia, par Ti in perpetuo sarave le nostre sostanze, el nostro sangue, la vita nostra e, piuttosto che vederTe vinto e desonorà dai toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio sotto de Ti! Ma za che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l'onoratissima to tomba, e el più puro e el più grande to elogio le nostre lagreme!".

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