NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Multilinguismo visivo Macbeth in Basilica

Festival Conversazioni-il teatro e le Arti

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Macbeth

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Nell’ambito del festival “Conversazioni- il teatro e le Arti- LXIX ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico e alla Basilica Palladiana” va in scena questa sera alle 21 in replica domani alla stessa ora alla Basilica Palladiana, una versione di Macbeth su testo di Vitaliano Trevisan e regia di Patricia Zanco che in scena interpreta lo stesso Macbeth. Espressa attraverso un multilinguismo visivo e di codici questa versione contemporanea risulta particolarmente coinvolgente grazie anche agli spazi in cui viene messa in scena. Ieri sera all’anteprima il pubblico presente ha apprezzato moltissimo la pièce che nel suo minimalismo estetico è risultata davvero molto densa di segni e di espressività. Abbiamo incontrato l’artista Patricia Zanco e l’aiuto regista Daniela Mattiuzzi. Il festival prevede altri due spettacoli “W.S. Tempest” della compagnia Teatro del lemming, in Basilica stasera, domani e domenica 9 e “Delfi cantata” di Moni Ovadia e Studio Azzurro in scena domani e domenica al Teatro Olimpico. Info biglietteria@tcvi.it

Macbeth (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questo Macbeth è dislocato lungo un percorso che prende la parte sotto della Basilica, fino a Piazza delle Erbe, dove Macbeth ha la visione delle streghe, in una parte molto geometrica, visivamente: sono le linee egli oggetti che parlano attraverso i tagli di luci e i contrasti.

Daniela Mattiuzzi: “Si percepisce il disegno della città ma anche il disegno che andiamo a svelare piano piano del percorso teatrale".

Patricia Zanco: “Lo scenografo Mauro Zocchetta ci ha dato una mano, lui ha visto insieme a me questo spazio e ha detto di farlo qui, lo abbiamo immaginato qui, il festival neanche considerava questo spazio e lo abbiamo fatto vivere, perché è il vero Cavallo di Troia del festival: se uno lo capisce, qui dentro c’è un potenziale. Quindi le geometrie: la scala di Piazza delle Erbe che sale, richiama. È una geometria, quella sorta di archeologia industriale, chiamiamola così, che occupa gli spazi urbani e che per smaltirla ci vogliono permessi speciali".

Avete usato queste luci a contrasto saturo, è quasi una regia cinematografica, pur essendo teatro.

P.Z.: “Volevo quello”.

Volevo capire la finalità di queste riprese che attraggono molto l’attenzione durante la performance. È un luogo che ti permette di guardare sia la scena che il video, che è un medium interessantissimo, che arricchisce ciò che avviene live: ci sono dei giochi di focus, primi piani stretti, il bianco e nero, la saturazione quindi il contrasto di luci è ancora più dramatic.

P.Z: “Corrado Ceron è un giovane regista cinematografico e, aggiungo, bravissimo fotografo. Volevamo creare un set cinematografico, ma qui non era possibile ed è diventato una sorta di teatro, come dici tu, con questa mediazione del video che però non disturba mai. Il teatro, come ogni cosa, è così, o la fai bene o non la sai fare, quello fa la differenza. Ci possono essere dei primi piani che ricordano Bergman o Goddard, lui oggi parlava di Fritz Lang allora gli ho detto di crearmi una presa diretta ma autorale. In certi momenti può essere che prendi la scena e la raddoppi, vista la disposizione del pubblico, non tutti possono vedere la stessa cosa e chi è là non si alzerà mai per andare a vedere cosa faccio io là dietro, lui ha interpretato".

D.M.: “Appena ho saputo che c’era Corrado ho pensato di mettere in primo piano i dettagli, quindi per lui è stata un’apertura molto grande, con le luci e gli specchi".

Mi ha colpita molto questa estetica “spigolosa”, molto fusa nell’ambiente: non è una sala da spettacolo per cui ognuno può vedere quello che succede, è uno spazio con delle linee di fuga diverse e i colori che usate, il bianco, il nero e il grigio, le riprese, creano un lavoro giocato su spigoli, ombre, volumi e prospettive. Sembra un’opera d’arte contemporanea, un’installazione.

P.Z.: “Che bello! Io ci speravo: il rapporto con queste attrici che fanno un teatro diverso dal mio, l’incontro, era interessante perché quello che ho chiesto è proprio questo, tenere presente l’ambientazione contemporanea. Immaginiamoci una Berlino anni ’90, quindi anche il tipo di musica e tutte queste cose che hanno creato l’ambientazione, abbiamo cercato di abbassare i colori della recitazione e avremmo avuto bisogno di molto più tempo".

Lady Macbeth è molto alta: l’hai scelta apposta così alta? Ci sono questi giochi di potere dal punto di vista dello sguardo oppure quando ti fa il nodo alla cravatta.

P.Z.: “Si sì, le abbiamo messo anche i tacchi alti e abbiamo esagerato proprio questo scambio di ruoli, maschile e femminile: Lady Macbeth ha questa componente in sé più maschile di lui; puoi pensarla benissimo come la 4° strega".

Macbeth (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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