NR. 37 anno XXIII DEL 20 OTTOBRE 2018
la domenica di vicenza
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Tracce della guerra alpina

Il libro di Magrin e Novello nel centenario

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Tracce della guerra alpina

Che ci fanno due vicentini alla ricerca di reperti bellici tra i ghiacci dell'Ortles e dell'Adamello? Per saperlo basterà leggere il libro Tracce della guerra alpina tra i ghiacci dell'Ortles e dell'Adamello (edizioni Il Prato, Padova) che Bepi Magrin e Mauro Novello hanno scritto a quattro mani nella ricorrenza del centenario della Grande Guerra proponendo, accanto ad una descrizione dei luoghi e degli avvenimenti bellici, le testimonianze fotografiche riferite ai vari ritrovamenti, consapevoli che le rapide trasformazioni del terreno glaciale e di alta montagna che intervengono coi mutamenti climatici sempre più rapidi negli ultimi decenni cancelleranno presto anche le ultime tracce di quella tragica guerra, per restituire alla natura dei monti l'antica integrità. Con un apparato fotografico composto da 125 immagini a colori che raffigurano in grande formato reperti bellici, resti di baraccamenti, di postazioni belliche, ruderi di costruzioni e diverse altre tracce della guerra alpina, il volume rappresenta una interessante testimonianza documentale su uno degli aspetti forse meno indagati della Grande Guerra, quello appunto dei territori che fino a poco tempo fa erano rimasti ancora sommersi dai ghiacci di alta quota.

Tracce della guerra alpina (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)E se di Bepi Magrin val la pena di ricordare che in queste settimane esce anche un altro libro - Il Pasubio e i suoi Alpini (Nuovi Sentieri editore) - una raccolta sintetica di notizie su fatti storici 1915-18 che hanno interessato questa montagna divenuta, insieme all'Ortigara, simbolo per eccellenza dell'alpinità vicentina, in questo libro l'apprezzato scrittore e alpinista vicentino racconta come il vecchio confine politico, retaggio della Pace del 1866 tra il Regno d’Italia e l’Impero Austroungarico, seguiva nella regione dell’Ortles lo spartiacque tra i bacini dell’Adige e dell’Adda lambendo in sequenza, a partire il confine con la Svizzera presso il valico dello Stelvio: la cima delle 3 lingue, lo Scorluzzo, La Punta del Chiodo, la Punta degli Spiriti, la Tuckett e quindi la Trafojer, la Thurwieser, il Gran Zebrù, proseguendo poi per la catena delle 13 Cime comprendente il Vioz e il San Matteo, per poi scendere alla Sforzellina e risalire al Corno dei 3 Signori, dirigendosi al valico del Tonale, risalire al Presena e traversare i ghiacciai dell’Adamello da cui scendeva per la Val di Fumo ai monti dell’alto Garda. Nel settore del Tonale (alto Noce) gli imperiali, per impedire una discesa degli italiani in Val di Sole, avevano predisposto una linea che faceva perno sui forti Presanella (Pozzi Alti), Forte Strino, e Forte Mero, mentre per la Val di Pejo esisteva il Forte Barbadifiori e si era progettata la costruzione di una blokhaus a Frattasecca, integrata da una serie di altri lavori stradali. Gli italiani allo Stelvio fidavano su una linea che seguiva la dorsale di Punta Garibaldi, Scorluzzo e Punta del Chiodo, che sarebbe potuta di seguito servire per una proiezione offensiva verso la Val Venosta, mentre una linea di massima resistenza era in allestimento molto più a valle, tra Tirano ed Edolo, in previsione di un'offensiva nemica sull’alta Lombardia con direttrice il corso dell’Adda. Da parte italiana erano presenti in Valtellina, fin dall’inizio delle ostilità, numerosi reparti di cui un'ampia percentuale era tenuta in riserva, mentre da parte imperiale si fecero affluire reparti di Standschutzen, che integrarono le scarne forze presenti che vigilavano il confine. In questo settore lo schieramento di parte italiana posto all'estremità occidentale del fronte apertosi contro l’Austria, era composto da truppe del 3° Corpo d’Armata con il compito di difendere il tratto tra lo Stelvio e il Garda, a sua volta suddiviso in due tratte: la prima tra lo Stelvio e il Passo della Sforzellina e la seconda tra quest’ultima e il Passo di Campo (Adamello). La Quinta Divisione, con circa tremila uomini di forza e scarse artiglierie di modello antiquato, aveva un Comando a Bagni di Bormio per il settore Valtellina e con Comando a Vezza d’Oglio per il settore Valcamonica. Il collegamento avveniva attraverso il passo dell’Aprica, avendo il valico del Gavia ancora una pista molto difficile, impervia e pericolosa. La forza principale opposta era costituita, come detto, dagli Standschutzen, ovvero da valligiani di diverse età, ottimi tiratori e conoscitori del terreno, che sceglievano il proprio comandante nello stesso reparto di appartenenza secondo criteri consolidati nel tempo. Gli intenti dell’una e dell’altra parte in guerra erano, per questo settore, di reciproco controllo e di vigilanza della frontiera, non avendo gli Stati Maggiori dei rispettivi eserciti piani offensivi e di invasione lungo le valli di questo impervio tratto del fronte. Verso la fine della guerra, ci saranno alcuni tentativi, specialmente di parte imperiale, per forzare i valichi verso l’alta Lombardia, ma l’esaurimento delle risorse disponibili rendeva impossibile la sorpresa e l’azione in profondità.

Tracce della guerra alpina (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Era la fine degli anni ‘60 del secolo scorso ed ero uno studente elementare che si trovava in vacanza con i genitori a Canove, sull'Altopiano di Asiago - scrive Mauro Novello - . L'incontro con un reduce della grande guerra fu indimenticabile: le spiegazioni, il narrare i suoi ricordi di cinquant'anni prima, l'indicare le trincee italiane e quelle austriache, la voce rotta dall'emozione... Fu l'inizio di una passione che mi portò a conoscere la storia dei nostri monti, storia che ha segnato indelebilmente il terreno e milioni di esseri umani. Progressivamente ho esteso le conoscenze, attraverso escursioni e letture, a tutto il fronte della guerra 1915-18 con l'obiettivo, forse ambizioso, di visitare tutta la linea che corre dal passo dello Stelvio all'Isonzo. La passione per la fotografia mi portava a documentare in modo preciso le posizioni, le trincee, i baraccamenti, le postazioni in caverna, i rottami bellici e a volte anche resti umani. Da quasi trent'anni, e particolarmente nel periodo più propizio, quello estivo, la mia attenzione si è rivolta in modo specifico alla guerra alpina, combattuta sul fronte in alta montagna; i ghiacciai, le Vedrette, le cime nel gruppo Ortles-Cevedale e Adamello-Presanella concorrono alla creazione di un mosaico di eroismi e sofferenze. Il progressivo scioglimento dei ghiacciai, iniziato negli anni '70, ha permesso a baracche, postazioni, rottami ferrosi, ma anche pezzi di artiglieria e residuati bellici di ogni tipo, di emergere dopo decenni di oblio. Alcune testimonianze fotografiche raccolte sono irripetibili, perché a queste quote il movimento del ghiaccio e i franamenti dovuti all'erosione e al disfacimento delle rocce inghiottono nei crepacci o seppelliscono quanto poco prima era emerso. Meditavo da tempo su un'opera che potesse dare spazio a questa nuova archeologia, con un taglio prevalentemente fotografico e precise didascalie che localizzassero le testimonianze. La collaborazione con Bepi Magrin, amico alpinista ed esperto conoscitore del fronte glaciale, che ha messo a disposizione il suo archivio e la sua competenza, si è rivelata fondamentale".

Tracce della guerra alpina (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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