NR. 21 anno XXIV DEL 1 GIUGNO 2019
la domenica di vicenza
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La porta nel bosco

Inno alla camminata

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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La porta nel bosco

"Nelle mani e nel cuore teniamo sempre il dolore della lontananza. Anche Paola Martello ha il sorriso poetico della nostalgia". Sono parole del musicista vicentino Bepi De Marzi, parole alle quali si è probabilmente ispirata Paola Martello per il suo nuovo libro.

La porta nel bosco (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Apprezzata autrice vicentina originaria dell'Altopiano dei Sette Comuni, Martello ha da poco pubblicato La porta nel bosco - Sulle tracce delle leggende cimbre (edizioni Altra Definizione), presentato in anteprima alla biblioteca La Vigna di Vicenza con la partecipazione dell'ex presidente Mario Bagnara, in un incontro allietato da canti cimbri proposti dal Maestro Bepi De Marzi e dal musicista Pierangelo Tamiozzo. Un libro che ci invita a camminare per l'Altopiano di Asiago attraverso 24 percorsi alla scoperta di luoghi per lo più sconosciuti e ci racconta di antiche leggende che conservano ancora oggi l'incanto. Il desiderio di mantenere un contatto con le mie zone d’origine - scrive l'autrice che giunge con questo al suo decimo libro sui temi della mitologia cimbra e delle leggende ad essa collegate - si è avverato grazie agli articoli che ho scritto e che sono stati pubblicati mensilmente dal giornale L’Altopiano. Lo spazio a me riservato, intitolato “Hìa un Da – Di qua e di Là - Toponomastica - Leggende dell’Altopiano di Asiago - Personaggi magici” mi ha dato anche la motivazione per approfondire il tema delle leggende legate alla toponomastica.

La porta nel bosco (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nel tempo libero, armata di macchina fotografica, ho iniziato a muovermi verso gli angoli che ci raccontano le storie antiche, per catturare le suggestioni che voragini e grotte regalano ancora. I tempi moderni hanno stravolto molte realtà, un tempo selvagge, ma altre richiamano continuamente alla mente i personaggi fantastici che le popolavano, secondo la fervida immaginazione dei nostri avi. Ho sempre pensato che l’Altopiano dei Sette Comuni, nonostante i dolorosi trascorsi storici che hanno spazzato via in poco tempo la cultura cimbra, sia rimasto un buon contenitore di vecchie leggende scandite dai luoghi che le riportano alla memoria, grazie anche ai toponimi rimasti nell’antica lingua. Per questo motivo ho tentato di riassumere negli articoli apparsi sul giornale L’Altopiano le storie con le loro varianti. Man mano che procedevo nella raccolta di notizie ho notato che anche i personaggi magici, soggetti principali delle narrazioni, si arricchivano di particolari diversi da paese a paese, diventando maggiormente interessanti. Non volendo disperdere i dati raccolti, ho pensato di rielaborarli e di racchiuderli in un libro da proporre a grandi e piccoli lettori che vogliono assaporare le atmosfere leggendarie dell’Altopiano. Ho evidenziato per ogni sito l’ubicazione nel territorio, i personaggi, le leggende, ma anche la toponomastica e l’etimologia che hanno avuto uno spazio importante negli articoli del giornale. Penso che gli archetipi delle leggende siano stati modificati già nei tempi remoti, elaborati prima dai narratori e in tempi successivi, dagli scrittori e quindi non ho selezionato le fonti consultate. Credo comunque che le vecchie storie, proprio perché nascono dalla suggestione dei luoghi sugli individui e poi dalla rielaborazione del ricordo, siano comunque importanti testimonianze della capacità emozionale dell’uomo e si prestino ancora adesso ad essere modificate. Occuparmi dei luoghi e delle notizie fantastiche che li riguardano, è stato come aprire la porta magica che dà sul mondo misterioso dell’immaginazione popolare e su una componente creativa della nostra cultura, spesso trascurata. Infatti La Porta del Bosco è per chi vuole iniziare con me un viaggio alla scoperta dei luoghi dove hanno avuto origine le leggende e scoprire dove abitano le creature fatate dell’Altopiano di Asiago. Il lettore intraprenderà il cammino verso alberi, grotte, voragini, grandi pietre e tante località singolari, frequentate dagli esseri magici, che racconteranno le loro storie. Un viaggio fantastico tra la realtà e il fascino della suggestione.

La porta nel bosco (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Sfogliando le pagine di questo libro di Paola Martello - scrive nella prefazione Danillo Finco - mi pare quasi di respirare una voglia intensa di vivere e di accendere come tanto tempo fa il focolare domestico per stare insieme, per raccontare i ricordi di sempre, per ridestare un passato fatto di storie e di fantasie, per rivivere almeno per qualche attimo fughe taciturne tra prati e boschi traboccanti di silenzi, oppure per perdermi negli ampi spazi aperti, liberi fino ai confini del mondo, tra larici e abeti contorti dal vento, tra radenti cespugli di mughi lungo verdi sentieri in mezzo a case, torri e cupole, lambiti e accarezzati dolcemente da onde di prati e di pascoli. Questo è il paesaggio di oggi, ma in tempi lontani, quelli sbocciati faticosamente dopo il Mille, l’Altopiano dei Sette Comuni si presentava come una immensa foresta, fitta, intricata e tenebrosa, entro cui i rari abitanti cercavano di aprirsi con sforzi immani spazi liberi e radure spaziose in cui poter vivere e lavorare, in cui far crescere una famiglia quasi sempre assai numerosa e in cui costruirsi un avvenire sereno da consegnare alle future generazioni. Fu in tale ambiente che fiorirono leggende, miti, racconti e storie che in qualche modo ci appaiono strettamente legati al paesaggio, al vissuto quotidiano, all’invisibile; leggende, miti, racconti e storie che in seguito avrebbero riempito i filò nelle stalle durante gli inverni, che avrebbero acceso e sollecitato l’immaginazione dei bambini e che sarebbero stati tramandati di generazione in generazione attraverso trame di fantasie libere e avventurose... In tali atmosfere sempre cangianti, in questi paesaggi fascinosi sotto tutti i punti di vista, dove i fiori sono freschi e profumati, nel tempo sono spuntati dappertutto racconti, leggende, favole e miti di fate, di orchi, di streghe, di anguane e di sanguinelli, che nelle nostre comunità rivestivano strane cadenze perché nei filò invernali o attorno ai focolari accesi nei tramonti sonnolenti di giorni piovosi o nevosi venivano tramandati dai nostri nonni nella loro antica parlata cimbra, una parlata venuta dal Nord Europa più di mille anni or sono e che ebbe a conservarsi fino alla vigilia della Grande Guerra grazie all’isolamento di questi monti con particolari caratteri di lingua e di cultura. Ciò che, a mio parere, rende particolarmente interessante, avvincente e godibile il libro di Paola Martello non è solo la narrazione delle molteplici leggende fiorite attorno alle singolari località dell’Altopiano dei Sette Comuni, bensì anche il significato etimologico dei vari toponimi, che sintetizzano i nuclei centrali delle leggende descritte. L’attenzione prestata da Paola ai vari toponimi dimostra come l’autrice avverta e concepisca la toponomastica come “l’unico aggancio oggi esistente con il passato”, un aggancio con la terra da cui veniamo, che ci può dare qualche indicazione sul presente e sul futuro. Non si tratta di curiosità per parole morte o di nostalgia di passato. Si tratta di sentirci vivi assieme a generazioni, a storie, a paesaggi che fanno parte della nostra identità personale e comunitaria. Dopo decenni di abbandono, di trascuratezza e di oblio, oggi si nota una riscoperta del passato, del nostro passato, di cui l’immaginario popolare è una componente fondamentale e di questa riscoperta è testimone questo libro di Paola Martello, la quale mi pare voglia rammentarci che coltivare le favole, le leggende, i miti e la storia della propria terra è come salvaguardare la nostra dignità di uomini di montagna, recuperare la nostra identità culturale, le nostre radici.

Incontrando l'autrice abbiamo approfondito alcuni temi del libro.



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