NR. 23 anno XXIV DEL 15 GIUGNO 2019
la domenica di vicenza
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Pranzo e cena
ai tempi della crisi

La guerra delle donne: il libro di Anna Maria Zanchetta

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Donne

La vicentina Anna Maria Zanchetta è autrice del libro La guerra delle donne, ovvero come mettere insieme pranzo e cena in tempo di crisi. Pubblicato con il patrocinio del Comune di Nanto, il volume descrive sì le usanze in cucina - l'autrice ha già pubblicato negli anni scorsi altri volumi sul tema - ma non la cucina che conosciamo, non i piatti che siamo avvezzi a mettere in tavola oggi. L'argomento centrale è la cucina povera, quella delle nostre nonne, la cucina dei campi, della guerra, della fame. Oggi siamo abituati ad un modo di cucinare elaborato - scrive l'autrice nelle prime pagine -. Siamo bombardati dalla televisione che ci propina cuochi a tutte le ore, novelli messia depositari dei segreti del vivere sani, a loro detta. Ma, nonostante tutti questi insegnamenti, cuochi ed esperti che ci fanno sentire inadeguati davanti ai fornelli, con i loro insegnamenti dovremmo vivere sani e per sempre, siamo sempre più fragili, più inquinati, più malati, più soli. Condividere il pranzo era, nei tempi andati, il momento più importante della giornata.

Donne (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quando una famiglia si univa davanti ad un piatto di cibo, fosse un arrosto o una fetta di polenta con i fichi, non si condivideva solo il cibo. Veniva condiviso il sapere, la gioia, il dolore, la malattia. Venivano condivise le fatiche del lavoro dei campi, la soddisfazione per il parto della vacca andato a buon fine, per la scrofa che aveva figliato assicurando in tal modo il cibo per l’anno a venire. Si scambiavano i saperi, la saggezza dei nonni era rispettata, l’autorità del papà non era mai messa in discussione. E su tutto e tutti vigilava la mamma! L’unica, la vera artefice del buon andamento della casa. Avevano case povere i nostri vecchi. Si scaldavano e cucinavano con il camino o la stufa a legna, legna che, chi non aveva un pezzetto di terra circondato dal fosso, a sua volta con le rive sostenute dalle piante che ogni anno venivano potate per avere legna per l’inverno, legna che andavano a spigolare lungo gli argini, a volte anche a rubare per scaldare la famiglia. E le mamme e le nonne che dovevano far bastare sempre, per tutti, il poco che avevano. La grande cucina, le migliori ricette, sono nate da queste miserie. Ricordo la casa di una vicina che aveva il pavimento di terra battuta. Ed era una casa linda, sempre ordinata, poche cose tenute con cura ed i suoi figli erano ben nutriti anche se il pranzo più sontuoso era la zuppa di latte con la polenta. Povertà dignitosa. Ora abbiamo case grandi e belle, mobilio alla moda. Buttiamo oggetti nuovi impedendo ai nostri futuri figli di avere oggetti antichi. Nelle cucine troviamo pentole alla moda che non hanno mai cucinato. Rimangono nuove nella credenza in attesa che un capriccio ce le faccia buttare per acquistare l’ultima novità. E non cuciniamo, è più comodo mangiare una pizza o un pasticcio surgelato, facciamo più in fretta. E così facendo priviamo noi stessi e la nostra famiglia della parte più preziosa del giorno.

Donne (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il libro – che sarà presentato venerdì 21 giugno alle 18 al centro Proti in contrà dei Proti a Vicenza - racconta anche curiosi aneddoti, come quello sui gatti... negli ultimi cinquant’anni questi non hanno più fatto parte della cucina anche se il nomignolo di “magnagati” è rimasto appiccicato addosso ai vicentini. Salvo rare eccezioni dove qualche gruppo di buontemponi, complice l’oste del paese, organizzava la cena a base di coniglio, magari dedicata a qualche amico più schizzinoso e dopo averla gustata magari con grandi complimenti al cuoco, compariva la testa del gatto. Ora non si fa più, i controlli sono severi e nessun oste si prende la briga di sostenere queste gogliardate, ma il loro ricordo, con l’aggiunta di abbondanti particolari inventati al momento, sopravvive nel narrare dei più vecchi. O quello sulle castagne, prezioso dono delle nostre colline e montagne, spesso la merenda da portare a scuola. "Nonna ce le preparava lessate e ne infilava una manciata nella cartella a volte facendo finta di discutere con mamma che brontolava perché ci sporcavano le mani. Ho un ricordo indelebile delle castagne lesse. Durante la ricreazione, che allora si usciva in fila e in fila si rientrava sotto l’occhio vigile della maestra, mi sono messa a mangiare la mia merenda, appunto castagne lesse. Le schiacciavo fra i denti, mangiavo la preziosa e gustosa farina e sputavo la buccia. Ancora ricordo l’occhiata della maestra al vedermi sputare la buccia per terra, non e servito la posizione strategica nel rientrare in classe, all’altezza della maestra mi è arrivato un sonoro ceffone. Salutare, che da allora non ho più sputato nulla". O ancora sul caffè, nome indicativo di una bevanda calda che a quei tempi di caffè aveva solo il colore. Veniva preparato essicando nel forno della stufa l’orzo. Poi, opportunamente macinato e mischiato alla miscela di malto, pentolino di smalto destinato solo a quel servizio (veniva lavato di rado che i fondi di questo intruglio arricchivano il sapore del caffè) si portava a bollore stando bene attenti che non traboccasse. Poi veniva tolto dal fuoco, lasciato a depositare e finalmente si poteva gustare una tazza di simil-caffè. Solo al nonno veniva servito caffè buono e noi bambini facevamo a gara per portarlo quando il nonno era in camera o seduto sotto il portico, era l’unico momento che ci permetteva, di nascosto, di assaggiare un poco di caffè. E i fondi del caffè non venivano mai buttati. Venivano ribolliti e l’acqua veniva utilizzata per fare il nuovo caffè! "Ricordo zia Norma che faceva la perpetua allo zio Don Mario e ci raccontava che utilizzava sempre l’acqua dei fondi bolliti per fare il caffè quando in canonica c’erano ospiti di riguardo. Durante una visita del Vescovo si e premurata di offrire il suo prezioso caffè ai sacerdoti presenti che l’hanno gustato in silenzio e solo il Vescovo ha aggiunto un commento “buono, ma leggerino!”. Solo più tardi, riponendo la caffettiera, zia Norma si è accorta che non aveva aggiunto la polvere di caffè! E i fondi credete venissero buttati? Mai! Servivano a concimare i vasi di gerani! Mai saputo se servissero veramente a qualcosa!".

Abbiamo incontrato l'autrice dialogando con lei.

Donne (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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