NR. 23 anno XXIV DEL 15 GIUGNO 2019
la domenica di vicenza
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Pranzo e cena
ai tempi della crisi

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Donne

Che tipo di epoca è stata quella che lei descrive nel libro?

Donne (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Un’epoca in bilico fra la tradizione e il progresso. Mamme e nonne continuavano a spigolare il frumento che una vita di economia e miseria non accettava lo spreco della modernità. Ricordo la prima volta che una mietitrebbia ha lavorato nei nostri campi. Tutti gli uomini e donne della contrada a verificare quanto grano rimaneva per terra, quanto rovinato dalle ruote di questo grande mostro e tutti a scuotere la testa dubbiosi sul futuro di questa invenzione. Era la prima fase del progresso, nessuno ancora faceva i conti sui costi di macchina e uomini. Reduci di un’epoca di estrema povertà faticavano a comprendere l’utilità dell’uso delle macchine e ne avevano timore. Inconsciamente già intuivano quello che sarebbe capitato, che la tecnologia malvagia avrebbe preso il sopravvento. E che un senso di inutilità strisciante avrebbe colpito una buona parte di noi. Dobbiamo fare un passo indietro. Pur utilizzando tutti i mezzi che ci consentono di vivere meglio dobbiamo trovare il modo perché ogni uomo venga rispettato in quanto tale. Con i suoi saperi e le sue ignoranze".

Cosa non avevano in comune le famiglie del secolo scorso?

"Le famiglie di campagna pur povere erano avvantaggiate rispetto a quelle di città perché avevano l’orto. E quando hai poco o niente avere l’orto che fornisce verdura per tutto l’anno è un grande vantaggio. Ricordo che cinquanta o sessanta anni fa in pieno boom dell’industria conserviera, anche la mia famiglia ha iniziato a seminare la verdura per venderla. Ma i criteri della produzione industriale erano lontani dalle nostre conoscenze. Ben presto, privi di una adeguata preparazione sulla coltivazione intensiva l’avventura di orticoltori finì. Fino a quel momento tutta la verdura che veniva ricavata dal nostro orto serviva alla famiglia. Non avevamo i congelatori ma conoscevamo infiniti modi per conservare le verdure per l’inverno".

Quali erano gli ingredienti più importanti?

"Con i pomodori si faceva la conserva, salsa di pomodoro fatta in casa, buonissima, serviva per condire la pasta che il ragù di carne neppure sapevamo cos’era. Ed a fine stagione i pomodori ancora verdi venivano trasformati in marmellata, merenda per i bambini e qualche volta cena per tutti. I fagioli venivano seminati in mezzo al mais che allora non c’erano i diserbanti ed i fagioli crescevano e producevano che era una meraviglia. E in mezzo al mais che essendo un arbusto di notevole altezza formava una barriera che, oltre a difendere i “morosi” da occhi indiscreti difendeva anche le angurie ed i meloni che con le zucche ed i fagioli venivano seminati in mezzo alle file di sorgo".

Qual era il piatto per eccellenza della cucina povera?

"Senza dubbio la polenta, la base della cucina veneta. Al posto del pane che costava di più e saziava di meno nelle famiglie non mancava mai la polenta. Di farina di mais gialla o bianca, sempre cotta nel caldiero di rame sul fuoco del camino o sulla stufa, ogni giorno veniva fatta una polenta. Si mangiava la mattina nel latte, a mezzogiorno con il poco secondo, che il pranzo era composto quasi sempre da minestrone, compito delle nonne, che le mamme erano nei campi ad aiutare i mariti, ed alla sera accompagnava una teglia di verdura cotta. Nei secoli passati la polenta, costituendo l’alimento base della popolazione povera e stata il vettore della pellagra malattia dovuta alla carenza di vitamine. La sola polenta riempiva la pancia ma non garantiva la salute".

Donne (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Un discorso a parte lo merita il prezioso riso...

"Pur non essendo una coltivazione tipica europea, è arrivato da noi solo nel Medioevo e la sua coltivazione chieda una grande abbondanza di acqua, nella nostra zona, il Basso Vicentino, e stato coltivato fin dal 1600. Ora lo troviamo solamente nella zona di Grumolo delle Abbadesse, Bagnolo di Lonigo e nel veronese. Ma fra il 1650 e il 1900 il riso veniva coltivato anche a Sossano e Campiglia, nel 1850 con ben 500 campi. Poi soppiantato da altre colture anche per le forti proteste dei cittadini che non sapevano più come difendersi dalle zanzare".

E... i gatti, tanto "amati" dai vicentini?

"È un tema delicato e invito i lettori a non storcere subito il naso... Oggi il gatto non si mangia più (da noi) ma provate per un momento a pensare cosa fareste se in casa non ci fosse nulla per nutrire i figli e non ci fosse neppure la speranza che qualcosa arrivi. Dovremmo metterci nei panni dei nostri vecchi durante la grande guerra, gli anni della fame, per capire. Ed ecco che per nutrire la famiglia le mamme qualche volta hanno sacrificato anche il gatto di casa. Ed erano delle vere attrici nel convincere i bambini che il micio adorato era andato “a morose”, che aveva trovato una gattina tanto carina e non aveva più voglia di tornare a casa. E l’arrosto che con grande parsimonia servivano alla famiglia era il coniglio regalato dalla comare generosa, che avrebbero ricambiato quando anche i loro conigli avessero figliato".

 

Anna Maria Zanchetta è nata a Poiana Maggiore e vive a Barbarano Mossano. Appassionata cultrice delle tradizioni ha al suo attivo varie pubblicazioni di narrativa, cucina, storia locale. Vanta vari riconoscimenti a livello nazionale.



nr. 23 anno XXIV del 15 giugno 2019

Donne (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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