NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il “crocodilus vicetinus” era sparito ma una copia era stata nascosta

Riemerge dalla nebbia non soltanto un reperto che sembrava non fosse più recuperabile, ma anche la fama di Paolo Lioy letterato e la sua concezione estetica recentemente illustrata dalla docente Laura Lattes

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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Il “crocodilus vicetinus” era sparito ma una copia

"Paolo Lioy nel centenario della morte riemerge dalla nebbia". L’articolo, apparso su questo giornale il 19 febbraio scorso, nel quale il nostro Giuseppe Brugnoli, con il suo simpatico stile umoristico giustamente pungente e stimolante, denunciava il fatto che nella programmazione delle manifestazioni per il centenario della morte di Paolo Lioy (27 gennaio 1911, poco più di un mese prima dell’amico Fogazzaro) non si attribuisse adeguata importanza alla sua scoperta del crocodilus vicetinus, mi aveva non poco incuriosito.

Il “crocodilus vicetinus” era sparito ma una copia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Per la verità lo stesso Brugnoli ne sospettava la ragione, scrivendo: «Come si sa, questo "prezioso ornamento" con il quale, scrive il Lioy, “io credo che nessun altro esemplare, non pure d'Italia, ma del mondo possa gareggiare”, non c'è più, sparito quando un inserviente del museo civico, mandato probabilmente agli inizi del 1945 a ripulire il pavimento dell'atrio in cui tra i quadri era anche la vetrina con il coccodrillo fossile, ingombro di calcinacci caduti dal soffitto in seguito ad un bombardamento aereo, con i pezzi di soffitto e i pezzi di vetro del contenitore sul quale essi erano caduti, spazzò via anche i pezzi del coccodrillo rimasto sotto le macerie, che, essendo carbonizzato, ad uno sguardo incolto poteva ben apparire come qualcosa di cui liberarsi al più presto… Da allora sul triste destino di uno dei reperti fossili più rari e quindi preziosi, vanto non solo del museo di Vicenza – in cui fu collocato – ma dell'intera paleontologia italiana, che all'epoca del ritrovamento era ai suoi primi passi, cadde un silenzio che per molti versi fu o venne ritenuto imbarazzato, quasi che la colpa della distruzione dell'unico esemplare di coccodrillo preistorico giunto dalle ere più lontane fino a noi fosse di un'intera città, che non sarebbe stata capace di conservarlo e consegnarlo agli studi ulteriori, e non di un ignaro, anche se indubbiamente poco informato, inserviente incaricato delle rimozione di macerie belliche».

 

Ritrovata al museo la copia del crocodilus vicetinus

L’interrogativo del nostro Brugnoli nel corso del convegno promosso dal Liceo Statale “P. Lioy” di Vicenza il 28 aprile scorso, ha avuto una risposta da parte di Letizia Del Favero, paleontologa dell’Università di Padova, che al nostro scienziato vicentino aveva rivolto la sua attenzione già per la tesi di laurea.

Ebbene, lo straordinario reperto fossile scoperto e studiato dal Lioy nel 1865 e per molto tempo considerato quasi unico della specie, poi ridimensionato nella sua importanza per il rinvenimento di altri esemplari anche in Asia, è stato sì “spazzato via” dai bombardamenti cittadini della seconda guerra mondiale, ma fortunatamente in precedenza ne erano state fatte due copie: una conservata al Museo Paleontologico di Padova e l’altra collocata al Museo Civico di Palazzo Chiericati, successivamente scomparsa (o sottovalutata) e ora ritrovata nei magazzini.

Ed è quindi singolare la sfortuna di Paolo Lioy, se proprio il reperto più famoso delle sue ricerche paleontologiche e archeologiche (non solo a Bolca, ai confini tra Vicenza e Verona, ma anche al casalingo Lago di Fimon), rischia di essere dimenticato.

 

Lioy letterato

Ma ancor più “sfortunato” egli è per l’ignoranza della sua valenza di letterato, prosatore e poeta anche quando tratta di argomenti scientifici. Eppure Paolo Lioy, prolifico autore di più di trecentosessanta testi, riuscì a richiamare l’attenzione delle maggiori riviste culturali italiane come “Nuova Antologia”, “Fanfulla della Domenica” e “Il Politecnico”, e a suscitare l’interesse dei maggiori editori dell’epoca, come Zanichelli di Bologna, Le Monnier e Gaspero Barbera di Firenze, i fratelli Treves di Milano, i grandi editori di Verga e D’Annunzio, riscuotendo grande successo fra i lettori e consensi fra i critici.

 

La concezione estetica di Lioy

Sotto il profilo letterario giustamente la prof.ssa Laura Lattes in un contributo alle celebrazioni di don Federigo Mistrorigo nel 1957 l’ha definito «poeta della scienza e della natura», precisando poi: «…a mano a mano che lo scienziato penetra nel misterioso mondo del visibile, il fanciullino che è in lui, vibra di ammirazione, di commozione, scopre il miracolo: e la scoperta diventa poesia».

Il “crocodilus vicetinus” era sparito ma una copia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il Lioy stesso negli scritti autobiografici citati ricorda: «A dieci anni scrivevo poesie, novelle, romanzi la cui lettura era ascoltata con infinita compiacenza dal babbo e dalla mamma, la sera, in campagna, intorno alla buona tavola…».

E la sua sensibilità poetica è talmente connaturata, che persino nel monumentale trattato scientifico La vita dell’Universo, pubblicato nel 1859 a Venezia (a 25 anni!) e subito apprezzata in Università e Accademia italiane e straniere (tradotta anche in francese), traspare l’afflato poetico e umano, suggerito dal suo entusiasmo per la scoperta della ricchezza della materia e della presenza di un’anima anche nelle bestie e nei corpi celesti, e nella conclusione in cui riesce a tracciare motivati collegamenti tra la storia dell’Universo e la storia dell’Umanità, una funzione privilegiata la riserva alla poesia lirica ed epica.

Qualche anno prima anche ne Lo Studio della Storia Naturale pubblicata in prima edizione a Padova nel 1855 (a 21 anni!) e in seconda, con aggiunte e correzioni, nel 1857 a Firenze presso Le Monnier, in parte prendendo spunto dalle idee che il naturalista e geografo tedesco Alexander von Humboldt aveva espresso nell’opera Kosmos (1845-’58), aveva presentato le Scienze Naturali non come insieme di “aride nozioni”, ma strettamente collegate con “l’utile e il bello” di una Natura che soprattutto con il paesaggio ha sempre influenzato anche le manifestazioni umane, comprese quindi quelle letterarie e artistiche. A suo giudizio pertanto la Storia Naturale va presentata come oggetto di “contemplazione estetica dei fenomeni naturali”, tenendo sempre presente che il creatore di queste meraviglie è Dio.

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