NR. 23 anno XXIV DEL 15 GIUGNO 2019
la domenica di vicenza
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Le Stagioni del Mondo
apre Settimane Musicali

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Le stagioni del mondo

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

CREDIT FOTO: MICHELE TUROLLA



La XXVIII esima edizione del festival Settimane Musicali al teatro olimpico si è aperta con il bellissimo concerto “Le stagioni del mondo, in cammino da Venezia a Buenos Aires” in cui abbiamo sentito “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi affiancate a quelle scritte dal celebre musicista italo-argentino Astor Piazzolla e che l’altrettanto celebre compositore Luis Bacalov riscrisse per violino e orchestra appositamente per Sonig Tchakerian in occasione del festival nel 2014. Un viaggio lungo 300 anni che parte dal musicista veneziano per approdare a un’altra realtà portuale, quella di Buenos Aires. Abbiamo incontrato Sonig Tchakerian che ha eseguito e diretto il concerto accompagnata dall’orchestra di Padova e del Veneto. Il prossimo spettacolo del festival è sabato 8 giugno all’Olimpico con Giancarlo Giannini. Info www.settimanemusicali.eu

 

Questo testo delle Quattro Stagioni scritte da Piazzolla, Bacalov lo ha riscritto per te. Che origine ha avuto il progetto?

Sonig Tchakerian: “Ultimamente mi vengono delle idee e cerco di individuare la persona che può incarnare al meglio la cosa, come ho fatto per esempio coi concerti di Mozart, ho chiesto le cadenze a Giovanni Sollima. Bacalov l’ho incontrato forse nel 2013 per questo progetto, è sempre stato un mio “mito”, l’ho sempre amato molto, è stato un grandissimo, straordinario è dir poco. Poi lui era di vicino Buenos Aires e mi sembrava la persona più adatta per fare questa versione per il Festival. Quella volta lui accettò di buon cuore, infatti nel 2014 quando abbiamo fatto per la prima volta questo programma era venuto e avevamo fatto anche una conversazione, poi l’ho rivisto altre volte. Era una persona eccezionale, gentile, un grandissimo musicista, come scriveva le cose, come le ha orchestrate, si vede che c’è una mano importante".

Siamo nel mondo del tango, che è una lingua, e anche del jazz però poi c’è anche Vivaldi. Tu li hai messi vicini nella programmazione e sentiamo che sono due mondi…

Le stagioni del mondo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“…Lontanissimi…”.

Però ci sono dei punti in comune riconoscibili. Gli autori risentono del mondo in cui vivono: nel passaggio dei secoli quali sono le strutture imprescindibili che non potevano essere tolte?

Hai sentito che ci sono delle cadenze per violino solo, potevano essere la parte improvvisata: in questo senso si avvicina al Barocco solo che per lui, quando me le ha scritte, era sicuramente come improvvisarle. Questo sicuramente avvicina i due mondi così lontani. Poi a me piace molto proprio il contrasto: i programmi omogenei, sempre sullo stesso stile li trovo meno interessanti; quando invece dai degli stimoli, secondo me è più interessante. Metterle insieme mi piaceva molto: sono due realtà umane importanti".

Le quattro Stagioni” sono musica a programma, raccontano una scena. La musica di Piazzolla risente dell’influenza del cinema, lui le chiama “Stagioni Porteñe”( relativo alle città portuali, in spagnolo ndr)

“…Perché Buenos Aires è porteño…”.

Esatto, quindi ci si immagina una scena con delle persone. In Vivaldi, per quanto ci sia un’associazione con i sonetti, l’immagine che percepisco dalla musica è più naturalistica, priva di persone.

Devo dire che io non ho la stesa impressione, forse perché sono condizionata inevitabilmente dai sonetti che conosco, proprio perché è una musica descrittiva, è vita senza parole, è teatro. Questo è un passaggio importante rispetto a prima del ‘600; in realtà c’è tanta storia e i protagonisti delle Stagioni di Vivaldi, dei sonetti, sono proprio le persone: il pastore c’è continuamente, quando dorme, quando c’è il temporale, quando ha paura, è proprio descritto in modo specifico. Ci potrebbe essere una scena teatrale in cui vedi quello che accade".

Però nel Bacalov…

“…Ti viene più “addosso”.

Sì mi riconosco come “protagonista”…

Sì, può essere, ha un’altra comunicativa, è una musica che arriva e ti travolge e ti prende di più, diversa emotivamente ma anche Vivaldi è legato alla vita quotidiana: il largo che ho fatto, nel bis, dell’Inverno c’è proprio scritto “siamo lieti intorno al camino” e quindi ti ispira il tipo di suono".

È onomatopeico, tantissimo.

Sì. È scritto in modo meraviglioso".

Il tango, come il jazz, è musica contemporanea: Piazzolla fu osteggiato tantissimo perché cercava di portare il tango in teatro. Dalla fine dell’ ‘800 in poi la musica colta ha attinto moltissimo dalla musica popolare, i russi… C’è un periodo antecedente in cui la musica colta si interessa alla musica folklorica?

Ci sono richiami alla musica popolare anche nel ‘700, anche solo i balli che venivano fatti e venivano danzati, erano vita reale, che poi i grandi compositori abbiano scritto dei minuetti che siano diventati dei capolavori e che nessuno li balla è un’altra questione, però il minuetto come danza, e come tutte le danze, è proprio fatto sui passi, tant’è vero che il minuetto è in 6, cioè è in 3 ma non è un valzer, non è “1-2-3” ma è “1-2-3/4-5-6” proprio perché il passo del minuetto è quello".

Ma il minuetto non è una danza di corte e quindi elitaria e non popolare?

È vero però è comunque un modo di stare insieme conviviale, era un modo per le persone di stare bene per cui anche se era una danza di élite, diciamo, era vissuto come un momento sociale e di aggregazione che per ciò poteva essere alla portata di tutti".

Nel festival c’è anche una parte della programmazione dedicata alla musica armena, una musica caratterizzata e con una grande storia. Stasera abbiamo avuto tango: c’è qualche rapporto tra la musica armena e il tango?

Nessuna, che io sappia".

Col jazz si però.

Ci sono grandi jazzisti armeni anche giovani e bravissimi e questo ci fa onore. Diciamo che è più popolare perché sicuramente Katchaturian prende temi e canzoni popolari, molto vicino alla gente, anche nelle sue armonie sono popolarissime, “La danza delle spade” è sua”.

Abbiamo visto i musicisti molto contenti di suonare.

Si, anche perché piaceva loro il repertorio ed erano contenti, si sentono valorizzati perché hanno prime parti importanti, quindi sei più carico di responsabilità e alla fine partecipi inevitabilmente".

Oggi ci sono queste nuove correnti come il “pop cameristico” dei Clean Bandit, famosissimi, o anche realtà locali come la Gaga Symphony Orchestra che hanno fatto performances coi violini anche in discoteca. Potrebbe esserci una parte dedicata a una contemporaneità pop?

Se hai visto al Mu.Vi. sono state fatte delle cose carine e molto libere, nello spirito che i ragazzi propongono, sono venuti dei jazzisti, gli anni scorsi, e ci sono stati gruppi che hanno spaziato in ambiti diversi, che sono di altissimo livello, ci tengo a dirlo, ci sono professionisti che suonano, giovani talenti bravissimi quindi è sempre un livello molto alto. Anche nel festival abbiamo fatto delle produzioni con Tonolo, con l’elettronica, che avevamo messo le casse in teatro, sembrava un sogno".

Si sentiva il suono che rimbalzava.

Sì, una cosa incredibile, poi bisogna vedere chi c’è nell’elettronica perché c’è chi fa delle cose belle e devi avere la persona giusta".

Era un’elettronica di ricerca, ricordo benissimo, una cosa incredibile.

Sì, ad altissimo livello, molto suggestivo quella sera lì. Io sono aperta a tutte queste possibilità e non vedo l’ora, quindi un po’ alla volta".



nr. 22 anno XXIV dell'8 giugno 2019

Le stagioni del mondo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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