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Vicenza, (solite) nozze con i fichi secchi

Anche quest’anno il club biancorosso costretto a fare di “necessità virtù”. E per ripianare i debiti già ceduti Schiavi e la metà dei cartellini di Brivio e Sestu

di Adalberto Scemma

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Vicenza, (solite) nozze con i fichi secchi

La frase d’ordine è anche troppo esplicita, quasi un imperativo categorico: “Fare di necessità virtù”. Facile a dirsi, in un mondo del calcio sempre più disarticolato, molto meno facile ad attuarsi. Basti pensare a quanto spazio la demagogia di certi esponenti del Palazzo ruba alla concretezza se non addirittura alla serietà degli intenti. In deroga al pressapochismo di tante gestioni e alla presenza di troppi venditori di fumo, il Vicenza ha scelto per fortuna di chi lo amministra (non sappiamo se per fortuna dei tifosi, che vorrebbero ovviamente molto di più…) la strada del realismo. Vicenza, (solite) nozze con i fichi secchi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Lo ha certificato Cassingena al momento della presentazione della squadra alla stampa e lo ha ribadito lo stesso Baldini [a des.] dimostrando di aver recepito l’input al di là di ogni possibile equivoco. D’altronde la vendita, per ottenere i soldi necessari per far quadrare il bilancio, di Schiavi e della metà dei cartellini di Brivio e Sestu (oltre a quello ormai prossimo di Frison al Cagliari), sono davanti agli occhi di tutti.

«Il Vicenza – ha detto Baldini – non è il Real Madrid che può mettere sul piatto nove, dieci acquisti. Il Vicenza deve contare sulle proprie qualità che sono professionalità, entusiasmo e capacità di fare un certo tipo di calcio». Le nozze con i fichi secchi? Non ha importanza da quale angolazione si osservi la realtà. Ciò che importa è avere le idee chiare sugli obiettivi da perseguire, che non sono certo di primissimo piano. Mister Silvio ci ha messo (e ci metterà) un sacco di entusiasmo. A volte la passione sa produrre miracoli, come è accaduto di verificare recentissimamente a Cesena (Bisoli prima poi Ficcadenti), a Novara (Tesser) e infine a Varese (Sannino). Nulla vieta di pensare peraltro che il Pianeta Verde che si sta delineando dopo lo spazio concesso ai giovani possa riservare ugualmente ampie soddisfazioni.

L’entusiasmo di Baldini – è un augurio – potrebbe essere contagioso. Il Vicenza, per Mister Silvio, è un trampolino di rilancio ideale dopo tante (troppe) stagioni finite malamente. Chi fa calcio sa che il carro della fortuna è a volte imprevedibile, basta una sterzata inopportuna e si viene catapultati di colpo fuori dal gioco. E tuttavia ci sono esempi che vale la pena di riproporre a chi ha la memoria corta e a chi non crede a una possibilità di rivincita. Attilio Tesser ha saputo tornare gagliardamente in sella dopo quattro esoneri consecutivi, lo stesso Sannino [a sin.] ha vagato per un paio di decenni tra C2 e campionato dilettanti prima di cogliere al volo la chance offertagli dal Varese. Per non parlare dell’intramontabile Gigi Simoni, Vicenza, (solite) nozze con i fichi secchi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)passato in carriera dal cielo agli inferi più e più volte e capace di riproporsi con cadenze magiche addirittura alla guida del Gubbio.

Per Silvio Baldini, uomo di calcio di valore e personaggio di caratura certificata anche sotto il profilo umano, l’opportunità offertagli dal Vicenza è qualcosa che esce dai canoni della normalità: è qualcosa di speciale in grado di innescare il cosiddetto “stato di necessità”. Ultima spiaggia? Mettiamola così. Vale in ogni caso il vecchio detto: o dentro o fuori. E la seconda ipotesi è così lontana dai pensieri di Baldini da apparire persino stralunata, sul filo dell’irrealtà.

È una realtà incontrovertibile, invece il fatto che Baldini conosca il modo di lavorare con i giovani ottimizzando le risorse delle società per le quali lavora. Lo ha fatto a Empoli lanciando Maccarone, Di Natale, Rocchi, Marchionni, Bresciano e così via ma lo aveva fatto in precedenza anche a Brescia. Importante sarà il feeling che riuscirà a creare con la squadra ma sotto questo profilo – quello della psicologia, non soltanto della tecnica calcistica – Baldini è sempre stato all’avanguardia. E in ogni caso ha dalla sua sia l’onestà professionale che quella intellettuale.

È stata onesta anche la dichiarazione di intenti di Cassingena, il giorno del raduno [foto grande in basso]. «Nessuno si è fatto avanti in maniera seria per entrare nel Vicenza. Chi lo ha fatto aveva come obiettivo primario la ricerca di una facile, e comoda, visibilità. Vorrà dire che andremo anche stavolta alla ricerca di tanti piccoli azionisti. Io sono ottimisto, le prospettive per tirare avanti con dignità ci sono tutte. Di certo c’è il mio impegno personale: ci metto la faccia, checché se ne dica. Sono tornato alla presidenza e accanto a me ci sono anche moglie e figlio».

Non ci sono, come si può evincere, facili promesse. C’è però, sia da parte dei vertici societari che dello staff tecnico, la voglia di giocare la carta del lavoro in profondità. La cultura, insomma, è quella della semina, proprio quella che il Palazzo del Calcio ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di perseguire.


nr. 28 anno XVI del 23 luglio 2011


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