NR. 14 anno XXXI DEL 16 LUGLIO 2025
la domenica di vicenza
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L’acqua dei Fontanazzi di Cismon, di chi è?

Ennesima puntata di questa vicenda, il Comune di Bassano ricorre in Cassazione

di Gianni Celi

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L’acqua dei Fontanazzi di Cismon, di chi è?

Domenica nove ottobre 1898 la città è in festa. Marciano le bande musicali per la città, tricolori vengono esposti in tutti i balconi e, da ogni parte della provincia e da quelle contermini, arrivano folle di curiosi. Cosa accade di così importante? Si inaugura un'artistica fontana nel bel mezzo di Piazza Garibaldi e, quello che più conta, il nuovissimo acquedotto che, dai Fontanazzi di Cismon, ai piedi del Grappa, porta il liquido preziosissimo a Bassano. Artefice di quest'opera, che passerà alla storia per la sua arditezza, tenuto conto del tempo in cui fu portata a compimento, fu il conte Antonio Giaconi Bonaguro. Prima di allora i cittadini bassanesi si servivano dell'acqua del Brenta o dei pozzi realizzati artigianalmente nei vari posti della città. Il 1898 è ormai ben lontano dalla memoria dei bassanesi, ma quell'acquedotto continua a soddisfare le esigenze idriche della popolazione. Per carità, è ovvio che le condotte non sono più quelle di una volta ed è ben vero che i Fontanazzi di Cismon non si limitano più a servire solo ed esclusivamente la città del Grappa, ma che riescono a placare, grazie alla portata di 400 litri al secondo, la sete di molti altri abitanti dei Comuni del circondario. Tutta questa premessa serve ad introdurre un argomento che sta preoccupando, non da adesso, l'Amministrazione comunale. Il dilemma che s'è aperto molti anni fa e che ancora non s'è chiuso è il seguente: ma l'acqua dei Fontanazzi di Cismon di chi è? Per godere della possibilità di attingere alla feconda sorgente posta nella gola del Cismon, ai piedi dell'attuale diga idroelettrica del Corlo, l'allora sindaco Bonaguro decise di acquistare, dal Comune di Cismon, il terreno che sorge all'imboccatura della fuoruscita dell'acqua, un vero e proprio torrente che si sprigiona dalle viscere del Massiccio del Grappa. Quell'area, infatti, è di proprietà del Comune di Bassano ancora dal 1897, un anno prima che l'acquedotto arrivasse in città. Le cose, nel mutare dei decenni, sono cambiate, e a gestire quella fonte si sono avvicendati enti diversi. S'è cominciato dapprima con il Consorzio acquedotto del Grappa, nel 1958, poi con il Consorzio per la gestione delle risorse idriche VI5, poi con la Brenta servizi e, attualmente, con Etra.

«Con l'Amministrazione Gambaretto - ci spiega l'ex sindaco Gianpaolo Bizzotto - venne varata una delibera di Giunta con la quale si decideva di far pagare all'allora gestore idrico un tot di milioni di vecchie lire per l'uso dell'acqua dei Fontanazzi. I Comuni del mandamento, che facevano parte di questo consorzio di gestione, si sono però rifiutati di pagare per questo scopo asserendo che l'acqua è un bene pubblico e, conseguentemente, proprietà dello Stato. A quel punto, onde evitare incomprensioni e prese di posizioni che non avrebbero avuto senso, d'accordo con i sindaci dei diversi Comuni, abbiamo deciso, come Amministrazione, di chiedere lumi non al tribunale ordinario, non a quello amministrativo, ma al Tribunale superiore delle acque pubbliche in modo tale di dirimere, una volta per tutte, la questione».

La richiesta dell'Amministrazione bassanese, nel '96, parlava di 99 lire al metrocubo per lo sfruttamento delle acque dei Fontanazzi, il che avrebbe significato, per il Comune di Bassano, un introito annuo milionario.

«Quella cifra messa in bilancio l'ho fatta cancellare - chiarisce Bizzotto - perché prima bisognava capire quali fossero i proprietari dell'acqua di quella sorgente».

Il Comune quindi ha portato questo quesito al Tsap, aprendo la vertenza con l'allora Brenta Servizi entrata, successivamente, in Etra. Il 20 maggio scorso nella cancelleria del Tribunale superiore delle acque pubbliche, è stata depositata la sentenza n. 82 con la quale, in sintesi, si dichiara che l'acqua dei Fontanazzi di Cismon non è di proprietà del Comune di Bassano, ma non si sa bene di chi possa essere e si condanna il Comune stesso al pagamento di 5.500 euro di spese di giudizio.

«Considerata l'importanza della questione per il Comune di Bassano, per il valore delle sorgenti dei Fontanazzi e dei diritti connessi, per i quali risultano iscrizioni al conto del patrimonio - spiega l'Amministrazione Cimatti - si ritiene necessario impugnare la sentenza del Tsap, innanzi alla Suprema Corte di Cassazione».

La vertenza, quindi, non è ancor chiusa e gli amministratori hanno deciso di andare fino in fondo in modo tale da capire, una volta per tutte, di chi sia quella benedetta acqua che sgorga dalle viscere del Grappa. Proprio per questo hanno deciso di ricorrere in Cassazione ed hanno dato mandato all'avv. Ivone Cacciavillani, di Stra e all'avv. Luigi Manzi di Roma di seguire l'iter della vicenda impegnando una spesa di 6.864 euro per l'avvio del ricorso. L'acqua intanto, fortunatamente per i cittadini, da quella importante domenica d'ottobre del 1898, continua ad uscire dai rubinetti delle case dei bassanesi e continuerà a farlo sia che appartenga al Comune di Bassano, sia che appartenga ad Etra.

 

In sintesi la sentenza emessa dal Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma seguita all'appello avanzato dal Comune di Bassano in seguito alla prima sentenza del Tribunale regionale

 

Il Comune, sindaco Gianpaolo Bizzotto, il 22 settembre del 2003, ricorreva al Tribunale regionale delle acque pubbliche di Venezia contro la "Brenta servizi" spiegando che, con atti del 6 febbraio 1897 e del 25 ottobre 1912 il Comune stesso aveva acquistato dal Comune di Cismon le acque delle sorgenti dei Fontanazzi, che, con atto del 21 ottobre 1969 il Comune di Bassano concedeva il diritto di prelevare dalle sorgenti 281 litri al secondo per l'acquedotto consortile, a fronte del pagamento di 28.100 lire l'anno, che con delibera del 30 dicembre del 1996 il Comune di Bassano fissava in lire 99 al metrocubo il prezzo per lo sfruttamento delle acque dei Fontanazzi. In base a queste considerazioni il Comune di Bassano chiedeva «che fosse riconosciuto il proprio diritto ad ottenere, senza alcun costo, da parte di Brenta Servizi, la fornitura di acqua potabile pari a 281 litri al secondo, o comunque non inferiore a 154,98 litri al secondo, oppure la condanna di Brenta Servizi al pagamento di un indennizzo per l'uso dell'acqua».

La Brenta Servizi, dal canto suo eccepiva che il Comune non aveva alcun diritto sulle acque in questione perché appartenenti al demanio statale. Il tribunale regionale ha respinto la richiesta del Comune di Bassano asserendo che «la domanda era infondata in quanto con la convenzione firmata con il Consorzio acquedotto del Grappa nel 1969, il Consorzio stesso si era obbligato a corrispondere un canone annuo di 28.100 lire mentre non erano stati previsti ulteriori oneri a carico del Consorzio».

Il tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma, con un'argomentata sentenza del 20 maggio di quest'anno, ha rigettato il ricorso del Comune di Bassano ed ha ritenuto «irrilevante la questione della natura pubblica o privata delle sorgenti dei Fontanazzi, ossia se le acque siano ancora di proprietà del Comune o siano divenute demaniali» chiarendo che l'unica cosa che può chiedere l'Amministrazione è la corresponsione di quel canone di 28.100 lire annuo convenuto nel 1969.

L'ultima parola spetta ora alla Cassazione, la quale molto difficilmente, secondo alcuni esperti, annullerà le due precedenti sentenze del tribunale di Venezia e di Roma e così, stante il responso del Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma, non si saprà mai se l'acqua che beviamo è di proprietà del Comune di Bassano, di Etra o di chicchessia.

 

nr. 27 anno XV del 17 aprile 2010

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