NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
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Gli “italiani” emigrano in Francia

Gli strascichi della crisi portano molti stranieri con cittadinanza italiana verso altri Paesi

di Gianna Tessaro
tgextra@tvavicenza.it

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Gli “italiani” emigrano in Francia

«Vado in Francia, Inch’Allah». La partenza è programmata per la prossima settimana, quando Omar Boujbara farà le valige e con la moglie e le due figlie andrà a Nizza per ricominciare tutto da capo. Immigrato in Italia alla fine degli anni ’80, dopo un periodo di lavoro in fabbrica, ha iniziato a collaborare con l’associazione Casa a Colori, che a Bassano del Gli “italiani” emigrano in Francia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Grappa ha gestito l’accoglienza degli immigrati sin dai tempi dell’emergenza, aiutandoli sia sotto l’aspetto burocratico che umano. Per anni, Omar è stato, a Bassano, il punto di riferimento per gli stranieri, che in lui hanno trovato non solo un “impiegato” che li supportava nel disbrigo delle pratiche di regolarizzazione, del rinnovo dei permessi, dei ricongiungimenti, ma anche una persona che avendo vissuto sulla sua pelle la condizione di immigrato sapeva benissimo quanto difficili e complesse potessero essere alcune situazioni contingenti. Un immigrato diventato, dunque, ben presto, un cittadino italiano esemplare, ben integrato, amico di tutti e benvoluto da molti. Un “italiano” che dopo ventidue anni ha deciso di trasferirsi in Francia perché qui, nel Belpaese, le cose non girano bene. «Da tempo sono in contatto con alcuni connazionali con la cittadinanza italiana che, in tempo di crisi nera, hanno deciso di andare in Francia. Lì la vita è più facile per un immigrato perché il Welfare funziona bene – racconta Omar Boujbara – Tutti i miei amici hanno trovato lavoro tramite le agenzie interinali perché gli ‘italiani’ sono ben visti in quanto considerati grandi lavoratori. E non sto parlando di italiani veri, ma degli immigrati con cittadinanza italiana. I francesi sanno che in Italia si lavora sodo e ciò è la garanzia di un lavoro assicurato per noi. Tutti sono riusciti a trovare una casa, per il cui affitto hanno un contributo dallo Stato. A Nizza, dove andrò io, gliGli “italiani” emigrano in Francia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) affitti sono molto cari, ma considerata la somma che andrò a percepire quando richiederò i contributi per l’affitto e per la moglie e le figlie a carico, dovrei riuscire ad ammortizzare la spesa. In Francia il welfare funziona bene, con modalità molto diverse da quelle italiane. Lì, nei momenti di crisi, le persone vengono sostenute ed accompagnate. Inoltre, non essendoci la fissa del posto fisso, la gente lavora con contratti a termine, anzi, li preferisce perché così possono cambiare occupazione all’occorrenza anziché morire nello stesso posto di lavoro. È una mentalità diversa che ha generato un mercato del lavoro certamente più ricco e flessibile di quello italiano, con grande riciclo di energie e di risorse umane. Per questo molti immigrati arabi stanno lasciando l’Italia alla volta della Francia. Sono scelte per certi versi forzate – spiega ancora Omar Boujbara – perché quando l’acqua arriva alla gola bisogna nuotare oltre confine anche se il cuore resta in questa seconda Patria che ci ha dato la vita per molti anni. È ovvio che mi dispiace lasciare l’Italia, la casa che ho comprato vent’anni fa, il mio lavoro, gli amici, i parenti però- conclude Omar Boujbara- arriva il momento in cui bisogna fare delle scelte per la vita, mia e della mia famiglia». Una decisione, quella di andarsene, che interessa migliaia di immigrati in tutta Italia. Persone ben integrate che però, di fronte alla mancanza di un lavoro e di un futuro hanno scelto altre frontiere: i magrebini la Francia, gli indiani e i bengalesi l’Inghilterra, i turchi e gli asiatici la Germania. Uno sciame umano in continuo spostamento, pronto a seguire nuove rotte a seconda delle necessità.

 

nr. 26 anno XVI del 9 luglio 2011

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