NR. 46 anno XX DEL 19 DICEMBRE 2015
la domenica di vicenza
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…Mena mena, pic a pic…

Dalle spiagge pugliesi cronaca dell’incontro con uno specialissimo vù cumprà.

di Gianna Tessaro
tgextra@tvavicenza.it

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…Mena mena, pic a pic…

«Mena, mena, costa pic a pic». Che tradotto dal dialetto brindisino significa «dai, dai, costa poco poco». A gridarlo con piglio simpatico ed il sorriso sulle labbra è un omone alto due metri, ben piazzato dal lungo vestito africano. Porta su e giù per le spiagge di una parte del litorale brindisino maschere, archi con frecce ed una serie infinita di oggettistica in legno tipicamente senegalese. Già da alcuni giorni lo vedo passare carico di merce tra sdrai ed ombrelloni, come fanno tanti altri venditori asiatici, africani e magrebini. Lui però ha un piglio diverso, ci mette l’ironia e la simpatia, tanto che i bambini gli corrono appresso con un coro di ‘mena mena, pic a pic”, una cantilena diventata ben presto il soprannome di questo vù cumprà. Lo guardo avanzare e i suoi occhi incrociano i miei. Si ferma vicino ai nostri sdrai e comincia a scherzare. «Mena mena, signò, costa tutto pic a pic. Guarda questo – dice mostrandomi una statuina in legno – costa davvero pic a pic». Tra una statuina ed una maschera gli chiedo di dov’è e da quanto è in Italia. Poi condivido con lui le poche cose che conosco del Senegal e dei senegalesi. Gli chiedo di che etnia è la maschera che ho comprato e lui in un italiano dalla cadenza brindisina mi spiega che è Serer, come lui. I Serer sono una piccola etnia a nord-est del Senegal, Paese dove convivono molti gruppi, il maggiore dei quali è il Wolof. Poi tra una battuta e l’altra, con piglio simpatico risponde alle curiose domande del gruppo e comincia a raccontarci alcuni frammenti della sua vita, lunga cinquantacinque anni, ventisei dei quali trascorsi in Italia. Si chiama Samba e l’Italia l’ha girata in lungo e in largo. Ha fatto tanti lavori ma quello che gli si addice di più è quello del venditore ambulante. Assieme a sua moglie e ai suoi figli gira mercati e mercatini in inverno mentre in estate tutta la famiglia fa la spola da una spiaggia all’altra del litorale pugliese. La moglie l’abbiamo vista passare nei giorni scorsi; è una ragazza alta e bella, dal portamento regale che gira sotto il solleone con una cesta di vimini in testa piena di bracciali e collane. Uno dei figli passa di lì in quel momento carico di occhiali. «Quante mogli hai?» gli chiedo. «Qui una sola». Risposta che da vita ad un bombardamento di domande da parte di mio cognato. E così Samba, sorridendo, racconta che di, mogli ne ha in tutto quattro, perché di più il Corano non lo permette. Ognuna gli ha dato cinque figli e quindi in tutto ne ha venti «ma ne vorrei fare altri quattro» commenta ridendo. «E come fai a dividerti tra tutte?» sbotta mia cognata. Quando torno in Senegal in estate faccio i turni. La prima moglie viene con me due notti, poi tocca alla seconda, poi alla terza e poi alla quarta. E poi si ricomincia. Guai a dare ad una più di quello che hanno le altre perché altrimenti iniziano a litigare!». E ride. «Certo ci vuole fisico!» è il commento unanime. «Ma ce ne sarà una che preferisci a tutte le altre?» gli chiede ancora mia cognata. «Ceeeerto! – risponde Samba – è quella che ho portato in Italia qui con me. È lei la mia preferita, ma non bisogna mai farlo capire alle altre altrimenti sono guai». «Ma chi le mantiene tutte queste mogli e tutti questi figli?» gli chiedono ancora. «Io». «Ma sei ricco allora!». «Ricco no. In Senegal basta poco per vivere». Samba è seduto con noi da un pezzo. È così simpatico che ho comprato un arco con le frecce, una maschera ed una statua ad un prezzo davvero “pic a pic”. Gli offriamo un po’ d’uva e del cocomero. Lui accetta come fosse di casa, poi se ne va con i suoi quaranta euro in tasca e noi lo guardiamo allontanarsi tra ombrelloni, sdrai ed asciugamani, come se si allontanasse il personaggio di un film. Il giorno dopo, stesso mare, altra spiaggia, mentre preparo il pranzo nel camper sugli scogli vista mare lo vedo arrivare. «Lo mangi un piatto di pasta con noi?». «Volentieri signò!».

 

nr. 29 anno XVI del 30 luglio 2011

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